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06/08/2022 06:00:00

Musumeci dopo le dimissioni tira dritto: "Sono io il candidato". Miccichè attacca, Prestigiacomo si prepara

 E’ finita peggio di come si prospettava, ieri all’ARS convocata per le comunicazioni del presidente della Regione, Nello Musumeci, che si è dimesso nella serata di venerdì.

Il governatore non si è presentato.
Musumeci non c’era, si trovava a Catania e anche questo il governatore lo aveva esplicitato al presidente dell’Aula, Gianfranco Miccichè, ma a mancare erano quasi tutti i deputati. In apertura è stata letta la lettera di dimissioni del governatore, poi Miccichè ha voluto parlare della sua esperienza: “Sono stato ministro ma essere stato presidente dell’Ars è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita”. Una stoccata poi a Musumeci: “La democrazia è un concetto forte non dico che Musumeci non sia stato un presidente democratico, dico che molte volte è venuto meno il rapporto di fiducia tra il presidente della Regione e il parlamento regionale”.

La mancata presenza di tutti gli assessori, tranne Alessandro Aricò, e di gran parte dei deputati, è stata letta come una risposta a Musumeci per lo sgarbo istituzionale subito: le dimissioni sui social non sono state gradite.
E’ finita così anche questa legislatura, i partiti sono pronti a schierare i campo i loro nomi ma il centrodestra ancora una quadra non la trova, anche se Miccichè ha già sottolineato che è Forza Italia a dover esprimere il nome alla presidenza della Regione, gli azzurri puntano su Stefania Prestigiacomo sostenuta anche da un comitato di professionisti che spingono per la sua candidatura: “Nasce il Coordinamento “Professionisti siciliani per Prestigiacomo Presidente della Regione “coordinato dall’avv. Eleonora Gambera”.
Anche la Lega di Matteo Salvini chiede un suo candidato e spinge avanti Alessandro Pagano e Nino Minardo, mentre la Nuova DC di Totò Cuffaro chiede un nome unitario e condiviso da tutto il centrodestra, così come l’Mpa gioca la carta di Massimo Russo.

 

 


Sulla sua assenza all’ARS Musumeci ha replicato seccamente ai cronisti presenti a Catania, alla posa della prima pietra per la cittadella della giustizia: “Io devo prima comunicare le mie dimissioni al presidente dell’Assemblea quindi l’Ars non è mai stata convocata per le dimissioni del presidente perché Miccichè non lo sapeva. Ieri sera gli ho comunicato anche verbalmente la mia volontà di dimettermi, ha consultato i capigruppo, non ha ritenuto fare una seduta se non seguita da dibattito, nella prassi come dimostrano i casi precedenti non c’è dibattito: con il presidente abbiamo così concordato di evitare la seduta”.
Sulla sua ricandidatura Musumeci non glissa e va dritto, è
candidato e fino a quando la coalizione non troverà delle ragioni certe per non volere il suo bis è in campo e ci rimane. «Nella scelta del candidato, l'importante è che questo centrodestra sia unito per vincere e per non rovinare il tanto lavoro che in cinque anni è stato prodotto, senza neanche un giorno di crisi. Il candidato della coalizione è il presidente della Regione uscente. Fino a quando la coalizione non dirà no, fino a quando non ne troverà un altro…».


Le dimissioni di Musumeci sono state lette come nuova occasione per la Sicilia da Caterina Chinnici,
candidata presidente per il centrosinistra: " Le dimissioni offrono agli elettori l’occasione per scrivere una pagina nuova, anticipando di due mesi la svolta amministrativa di cui la Sicilia ha bisogno. Le motivazioni dichiarate hanno fatto da contraltare a un mese e mezzo di prolungata suspense, ma alla fine contano unicamente i risvolti pratici della decisione: in ottica generale, un risparmio di risorse pubbliche e, per il resto, solo una modifica della tabella di marcia, che ora avvicina di molto l’inizio della campagna elettorale. Per quanto ci riguarda, questo ci proietta verso una definizione necessariamente più rapida del programma di coalizione, ma si tratta solo di imprimere un’accelerazione all’agenda degli incontri, sia interni che allargati, per la messa a punto dei dettagli della proposta che presenteremo per un governo che, questo è certo, dovrà avere una fortissima impronta istituzionale e la capacità di dialogare autorevolmente con le istituzioni nazionali ed europee. Un governo che si metta al servizio della collettività, che tenga al centro le persone e si occupi dei giovani, che operi con rigore per l’uso sia efficiente che trasparente dei fondi UE e di ogni centesimo dei contribuenti, che lavori per i diritti e la giustizia sociale, per la crescita economica, che genera lavoro, e per la sua sostenibilità, per la tutela ambientale, per supportare l’innovazione e le start up, per rafforzare il comparto turistico e quello culturale. C’è un grande lavoro da svolgere e c’è – conclude – per la Sicilia la chance di aprire già il 25 settembre un nuovo capitolo”.