Il Corano che unisce Trapani al mondo arabo
C’è solo il dubbio sia stato o no scritto in Sicilia, e solo perché manca la prefatio.
La certezza è che sia il frammento della pagina di Corano del IX o X secolo dopo Cristo, quello ritrovato all’archivio Diocesano di Trapani. Un frammento che ha una storia rocambolesca e che di certo ha il finale: quello di ricordare il forte legame della Sicilia con i paesi arabi.
Rewind ...e ricominciamo dal 1542. All’epoca la società era sostenibile: si riciclavano le pagine, anche del Corano.
È così infatti che questo frammento è stato riutilizzato come copertina del libro più romantico di una chiesa di Calatafimi: il libro dei matrimoni.
Libro che nel 2010 è oggetto di riordino all’interno dell’Archivio Diocesano di Trapani, dove sono conservati tutti i manoscritti e documenti antichi.
E’ l’occhio attento della professoressa Stefania La Via, vicedirettrice dell’Archivio Diocesano, a notare la pergamena e lo scritto. Alla sua curiosità e attenzione professionale, dobbiamo l’incipit di questa scoperta.

Il frammento, sempre rimasto a Trapani, nei primi tempi è stato analizzato da esperti dell’Università di Palermo, senza però ottenere certezze.
La pergamena rimane così in standby fino al 2021 quando il gruppo di studi formato da Paolo Barresi dell’Università Kore di Enna e dal presidente dell’Associazione Amici del Museo San Rocco di Trapani, Michele Giacalone, decide di mettere sotto la lente di ingrandimento il prezioso lembo di pagina.
Saranno proprio loro ad invitare in città un esperto di Storia dei Paesi Islamici, il professore ordinario all’Università Statale di Milano, Giuseppe Mandalà.
Ed è proprio lui che con un esame paleografico riconoscerà in quei segni enigmatici il saj', la prosa ritmata caratteristica del Corano, scritto su pelle di pecora come accertato da studi dell’Università di Cambridge.
Sarebbe “la più antica testimonianza manoscritta islamica in Sicilia” ha assicurato il direttore dell’Archivio, monsignor Liborio Palmeri.
Anna Restivo
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