Fondi europei. La Sicilia è in ritardo, tanto per cambiare... e rischia di restituire i soldi
La Sicilia continua a inseguire nel contesto della spesa dei fondi europei e, se non verranno prese misure urgenti, si corre il rischio concreto di dover restituire a Bruxelles le somme stanziate per il ciclo di programmazione 2021-2027. I dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), aggiornati al 30 aprile di quest’anno, dipingono un quadro preoccupante per l’isola, che è ancora indietro nella spesa delle risorse messe a disposizione dall'Unione Europea.
Il monitoraggio effettuato dal Sistema nazionale di monitoraggio (Snm), gestito dall'Ispettorato generale per i Rapporti finanziari con l'Unione europea, rivela che la Sicilia, nonostante la rilevanza strategica di questi fondi per il proprio sviluppo economico e sociale, ha fatto registrare un avanzamento del 10,7% in termini di impegni e un deludente 1,5% in termini di pagamenti.
Target ambiziosi, risultati deludenti
L’obiettivo dell’Unione Europea è chiaro: ridurre il divario tra le regioni più sviluppate e quelle meno favorite, come la Sicilia, promuovendo la coesione economica, sociale e territoriale. Per raggiungere questo traguardo, l’UE ha stanziato complessivamente 75,05 miliardi di euro per l’Italia attraverso i fondi Fesr, Fse+, Jtf e Feampa, destinati a sostenere investimenti in innovazione, sostenibilità, mobilità, inclusione sociale e sviluppo regionale.
Tuttavia, a fronte di questa ingente mole di denaro, in Sicilia si procede a rilento. I fondi disponibili per l’isola ammontano a 7,3 miliardi di euro, ma solo 164 milioni sono stati impegnati e appena 23 milioni sono stati effettivamente pagati. Un ritardo che potrebbe mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi prefissati e costringere la Regione a restituire parte delle risorse a Bruxelles.
Confronto tra le regioni: la Sicilia tra le peggiori
Se si confrontano i dati della Sicilia con quelli di altre regioni italiane, la situazione appare ancora più critica. Le regioni più sviluppate del Paese, come Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana, hanno registrato un avanzamento del 18,80% in termini di impegni e del 3,88% in termini di pagamenti. Anche le regioni in transizione, come Abruzzo e Umbria, hanno fatto meglio della Sicilia, con un avanzamento del 14,53% in termini di impegni e del 2,01% in termini di pagamenti.
Le regioni meno sviluppate, tra cui la Sicilia, avrebbero dovuto sfruttare al massimo i fondi europei per colmare il divario con il resto del Paese. Invece, i dati del Mef certificano che l’isola è ancora lontana dal raggiungere questo obiettivo, con un avanzamento del 4,71% in termini di impegni e appena lo 0,30% in termini di pagamenti.
La risposta del governo regionale
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha recentemente annunciato una riprogrammazione del programma Fesr 2021-2027 per recuperare il tempo perduto e rendere la Sicilia più competitiva. La Giunta regionale ha destinato oltre 615 milioni di euro alla promozione di investimenti nelle nuove tecnologie digitali e nelle tecnologie per l’energia pulita e la sostenibilità.
“Con questa riprogrammazione – ha dichiarato Schifani – poniamo la nostra terra nelle condizioni di essere sempre più un polo produttivo all’avanguardia in settori chiave per il futuro dell’Europa e dell’Italia”. La riprogrammazione delle risorse, già vagliata dal Comitato di sorveglianza lo scorso luglio, prevede l’introduzione di due nuove priorità: lo sviluppo di tecnologie digitali e pulite, per un totale di 615 milioni di euro.
Una sfida da vincere
La Sicilia ha ora bisogno di una rapida accelerazione per non perdere risorse fondamentali per il suo sviluppo. Se il ritmo attuale non cambierà, l’isola rischia di dover restituire parte delle risorse a Bruxelles, compromettendo ulteriormente le sue possibilità di ridurre il divario con le regioni più sviluppate d’Europa.
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