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08/07/2019 06:00:00

I verbali di Nicastri: "Pagavo in tanti, tranne i politici"

"Pagavo in tanti, ma non i politici" dice Vito Nicastri nei verbali che in queste settimane si stanno riempiendo con le sue dichiarazioni, dopo che l'ex "re dell'eolico" ha deciso di collaborare, svelando il funzionamento del sistema corruttivo dietro i progetti per le energie rinnovabili in Sicilia.  Certo, fa strano che Nicastri dica che non ha mai pagato politici. Però nella spiegazione che dà lui, effettivamente, c'è una certa coerenza:  «Ho imparato dalla mia esperienza che è necessario avere sempre e comunque un contatto con i funzionari che si occupano delle pratiche (ed eventualmente retribuire questi) piuttosto che cercare contatti con esponenti politici». Insomma, il politico è chiacchierone, caro e inutile. Il funzionario sa quello che deve fare, è discreto, e utile. Anche il figlio Manlio, pure lui agli arresti, conferma il disinteresse per i politici, dal punto di vista dei tentativi di corruzione. E lo stesso fa l'altro protagonista di questa vicenda, il consulente della Lega, Paolo Arata: «Nessun politico-pubblico ufficiale mi ha mai chiesto denaro per sbloccare le pratiche di interesse della mia società». Eppure Arata era sempre alla ricerca di raccomandazioni politiche, da Miccichè a Mannino, fino a Saverio Romano.  L'obiettivo era sbloccare le autorizzazioni per un impianto di biometano a Gallitello: era necessaria la «Via», valutazione di impatto ambientale. Però i burocrati frenavano. Vito Nicastri  a domanda risponde: «Non ho dato denaro per il biometano a esponenti politici. Paolo Arata mi ha detto che era propenso e pronto a versare denaro a politici non appena ottenuto il rilascio dell'autorizzazione, ma a me personalmente non risulta che egli abbia consegnato denaro a esponenti politici».

A Nicastri per guadagnare tra 10 e 15 milioni, bastava andare da Giacomino Causarano, «l'olio di tutti gli ingranaggi», per arrivare a Tinnirello, dirigente del Servizio da cui dovevano passare le autorizzazioni, «e a un architetto di cui non ricordo il nome, addetto al settore Rifiuti dell'assessorato Energia». A ritirare il denaro era Causarano, «con frequenza quasi mensile, ed eravamo sempre in tre; c'era pure Francesco Arata».

«Le consegne di denaro - racconta Vito Nicastri il 13 giugno - sono avvenute dall'aprile-maggio a dicembre 2017, quando la pratica andò in stallo. Paolo Arata era sempre informato dei pagamenti e non ricordo se fu presente in un'occasione. In ogni caso era già stabilito da tutti noi che avremmo consegnato queste somme ai funzionari regionali». Causarano disse che i soldi andavano tutti a Tinnirello: «Circostanza assai improbabile - dice Nicastri  - atteso che verosimilmente ne tratteneva una parte per sé. L'accordo tra i due ho compreso fosse al 50%. I soldi in contanti erano solo un acconto rispetto alla somma complessiva concordata, 500 mila euro», da consegnare «al momento dell'emissione delle due autorizzazioni uniche». A fornire il denaro era un altro indagato, l'imprenditore Francesco Isca, indagato per mafia, e che aveva la sua convenienza sia nel progetto biometano («Avrebbe realizzato le opere edili») sia nel mini-eolico: «Guadagnava 40 mila euro a turbina». Era presente a riunioni operative, però con l'imprenditore di Vita «non abbiamo mai parlato espressamente di dazioni ma non è certo nato ieri, a fronte delle mie richieste di denaro contante di piccola pezzatura».

Sul libro paga c'erano l'architetto e altri impiegati regionali interessati alla procedura: grazie a loro, spiega Nicastri, «noi avremmo guadagnato milioni di euro. Dopo il mio arresto continuarono ad occuparsene gli Arata. Ho avuto da Causarano, con Francesco Arata, una copia della bozza dell'autorizzazione unica sotto forma di decreto, per controllare la correttezza dei dati catastali». Così Tinnirello avrebbe avuto il resto dei 500 mila euro. Ma non solo: «Ad aprile 2018 Tinnirello ha rilasciato l'autorizzazione unica, senza “Via”, alla Sun Power Sicilia, riferibile a Barbieri. Sono certo che anche in questa occasione Tinnirello sia stato pagato: Barbieri ha poi rivenduto il progetto per 10 milioni e sono certo che per questi importi Tinnirello abbia avuto le giuste ricompense».