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20/10/2019 06:00:00

La Sicilia è "Maglia nera" nella classifica della corruzione in Italia. Ecco i numeri

Tra assegnazioni di appalti pubblici, procedure concorsuali o amministrative, concessioni edilizie e atti giudiziari, sono ben ventotto episodi corruttivi negli ultimi tre anni che si sono verificati in Sicilia.  Un record rispetto al territorio nazionale che fa della Sicilia la Regione "maglia nera" nella classifica della corruzione.

È questa la fotografia che emerge dall'ultimo report dell'Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), «La corruzione in Italia 2016-2019», illustrato a Roma da Raffaele Cantone, al suo ultimo bilancio in qualità di presidente dell'Autorità, prima del ritorno in magistratura.

La maglia nera spetta alla Sicilia - Nel rapporto emergono i 28 episodi di corruzione siciliani, pari al 18,4% dei 152 contati a livello nazionale: una cifra che, solo per un soffio, non batte i 29 episodi accertati in tutte le regioni del Nord nel loro insieme. Dall'agosto del 2016, nell'Isola il fenomeno della corruttela ha avuto più o meno la stessa incidenza registrata in un terzo del Paese. Seguono il Lazio, con 22 casi, la Campania con 20, la Puglia e la Calabria, rispettivamente a quota 16 e 14. Il caso dell'ex presidente di Sicindustria, Antonello Montante, l'operazione «Sibilla» coordinata dalla Procura distrettuale di Catania, che nel febbraio dello scorso anno portò all'arresto dell'ex sindaco di Acireale, Roberto Barbagallo, coinvolgendo anche funzionari comunali, imprenditori, professionisti e la referente del Coni per la Sicilia Orientale. Tra i 28 casi, anche l'inchiesta della Procura di Messina sul cosiddetto «Sistema Siracusa», che nel 2018 portò all'arresto di 13 persone accusate di far parte di un comitato di affari capace di condizionare indagini e procedimenti giudiziari.

Tutti i numeri del malaffare  - L'Anac sottolinea che il 74% delle vicende (113 casi) ha riguardato l'assegnazione di appalti pubblici, a conferma «della rilevanza del settore e degli interessi illeciti a esso legati per via dell'ingente volume economico». Il restante 26%, per un totale di 39 episodi corruttivi, si è consumato tra procedure concorsuali, procedimenti amministrativi, concessioni edilizie corruzione in atti giudiziari. E se il comparto della contrattualistica pubblica resta il più colpito, per comprendere il modus operandi del malaffare, spiega l'Autorità nazionale, «è interessante rilevare come e in quali ambiti essa si è esplicata in particolare. Il settore più a rischio si conferma quello legato ai lavori pubblici, tra i quali in particolare gli interventi di riqualificazione e manutenzione di strade o edifici.

I Comuni gli enti più a rischio corruzione - Nei 152 casi di corruzione a livello nazionale - uno ogni settimana - le uniche regioni a non essere interessate da arresti nel triennio considerato sono state Friuli e Molise. Sono 207 i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio indagati per corruzione, e tra questi risultano 43 politici arrestati: 20 sindaci, 6 vicesindaci, 10 assessori e 7 consiglieri. Nell'analisi delle amministrazioni in cui si sono verificati episodi di corruzione, i Comuni risultano gli enti maggiormente a rischio. Il 41% dei casi, infatti, ha avuto luogo proprio nei municipi, seguiti dalle società partecipate (16%) e dalle Aziende sanitarie (11%).

Lavoro usato come merce di scambio - Nel rapporto dell'Anac emerge una novità assoluta, quelle che la stessa Autorità definisce «smaterializzazione» della tangente, ovvero, un sempre minor ricorso alla contropartita economica. Se il denaro continua a rappresentare il principale strumento dell'accordo illecito, il posto di lavoro si configura infatti come nuova merce di scambio, soprattutto al Sud, Sicilia compresa, dove l'assunzione di coniugi o familiari è stata riscontrata nel 13% dei casi. L'uso della classica è stato invece registrato nel 48% delle vicende, spesso per importi esigui, che vanno da 2.000 a 3.000 euro, ma in alcuni casi anche da 50 a 100 euro. Altri scambi riguardano l'assegnazione di prestazioni professionali (11%), specialmente sotto forma di consulenze o di regalie (7%), ma ci sono anche benefit più insoliti (21%), come benzina, pasti, pernotti o ricompense attraverso ristrutturazioni edilizie, riparazioni, servizi di pulizia, persino traslochi o il pagamento di escort: «Tutte contropartite di modesto controvalore indicative della facilità con cui viene talora svenduta la funzione pubblica ricoperta».