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08/12/2019 06:40:00

Caccia a Messina Denaro: che fine ha fatto il pc con l'archivio di tutte le indagini?

 Può un pc portatile dal contenuto delicato sparire in un ufficio di una Procura? In Sicilia, si. 

Ancora un giallo legato alla caccia al più famoso latitante della mafia attualmente in circolazione, Matteo Messina Denaro. Da Palermo infatti arriva la notizia della scomparsa da un ufficio della Procura di alcuni dispositivi elettronici in cui erano custoditi file d’indagine riservati alle indagini sul superboss di Cosa Nostra.

Secondo quanto ricostruito, la scomparsa fu denunciata nel dicembre 2015 da un appuntato della Guardia di Finanza, Calogero Pulici, per anni applicato alla segreteria dell’allora procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Teresa Principato, che coordinava le indagini sul capomafia di Castelvetrano. Secondo quanto apprende l’AGI, si tratta di «un computer portatile da 10 pollici» e «due pendrive da 1 gb ciascuna», con i file di «tutte le indagini su Messina Denaro», custoditi all’interno dell’ufficio del pm Antimafia.



«Alla presenza dell’assistente di nome Rita, che per adesso collabora con la dottoressa (Principato, ndr) abbiamo prelevato la scatola contenente il pc che era custodita nella libreria e dopo averla aperta ci siamo resi conto che il pc non era più conservato all’interno», si legge in una relazione di servizio firmata l’11 dicembre da Pulici, autorizzato a recuperare i suoi effetti personali dall’ufficio dell’aggiunto Principato, dopo essere stato allontanato verbalmente dalla Procura nell’estate 2015, in seguito a un’indagine per molestie su denunce di un collega e della moglie, poi archiviata.

«Dal portapenne era stato asportato un mazzo di chiavi legate con un anello metallico al quale erano ancorate anche le pendrive nelle quali erano riversati i file dal computer della dottoressa», aggiungeva nella relazione inviata al comando provinciale della Finanza, che lo aveva autorizzato a ritirare gli oggetti.

Sull'episodio la Procura di Palermo ha aperto un fascicolo, poi archiviato. In quei mesi Pulici finì indagato anche per peculato (processo in corso) e nel maggio 2016 subì alcune perquisizioni durante le quali furono sequestrati pendrive, hardisk, tablet, smartphone e un computer vecchio modello. Tra questi device - secondo la Finanza - c'erano quelli di cui Pulici denunciava la scomparsa: ma nonostante le pendrive non fossero state identificate, tra gli oggetti sequestrati non figurava alcun portatile da 10 pollici e per questo, secondo la Procura, «si tratta di altri dispostivi» rispetto a quelli scomparsi dall’ufficio del pm Principato.