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18/06/2021 09:10:00

Mascherine via già da fine Giugno. La variante Delta fa paura. Le notizie sul Covid in Italia 

 Il governo vuole anticipare il "cessate il fuoco" per le mascherine, almeno all'aperto, già da fine Giugno. Gli scienziati guardano però con preoccupazione alla variante Delta, che ormai si sta diffondendo anche in Italia. Di questo e altro si parla nei giornali di oggi.

Il Governo guidato da Mario Draghi accelera sull’abrogazione dell’obbligo di indossare le mascherine all’aperto, che potremmo abbandonare già da fine giugno invece che dalla metà del prossimo mese, nonostante i rischi legati alla diffusione delle varianti e a possibili ritardi nella campagna vaccinale.

Intanto, alcune restrizioni sono già state abrogate in altri Paesi europei. Da qualche giorno la Germania ha abolito l’obbligo di indossare di indossare le mascherine all’aperto, la Francia lo ha annunciato due giorni fa e presto toccherà anche alla Spagna. Per l’Italia, la data non è ancora certa ma qualcosa sembra muoversi.

Decisivi per l’anticipo di un ulteriore allentamento delle misure anti-Covid saranno proprio i numeri della pandemia. L’ipotesi è al vaglio del Comitato tecnico scientifico, che già negli scorsi giorni aveva preannunciato una prossima valutazione in questo senso. “Presto potremo cominciare a pensare di abbandonare i dispositivi di protezione individuale”, aveva infatti dichiarato negli scorsi giorni il coordinatore del Cts, Franco Locatelli, rinviando però la misura alla metà del prossimo mese. “Ma solo all’aperto, vorrei sottolinearlo: direi che si può parlarne dopo la metà di luglio, prima è largamente prematuro. Al chiuso è presto”.

Quasi tutta l’Italia va verso la zona bianca: dal 21 giugno è atteso il passaggio di Toscana, Calabria, Provincia autonoma di Bolzano, Campania, Sicilia, Marche e Basilicata alla fascia con minori restrizioni e senza coprifuoco. Soltanto la Valle d’Aosta dovrebbe restare ancora in zona gialla, ma anche qui vi sarà uno stop alle misure sulla circolazione notturna, rimosse a partire da lunedì su tutto il territorio nazionale. Intanto la campagna vaccinale procede ancora a ritmo serrato: oltre il 50 per cento della popolazione adulta italiana ha infatti ricevuto almeno la prima dose di un vaccino anti-Covid e il 27,65 per cento ha fatto anche il richiamo.

Tuttavia, restano da valutare una serie di fattori di rischio, primo fra tutti l’incidenza delle varianti, in particolare la Delta (la cosiddetta “variante indiana“). La scelta del Governo di allungare i tempi tra la prima e la seconda dose del vaccino, seguendo il modello britannico, potrebbe rivelarsi perdente contro questo ceppo del nuovo Coronavirus.

La variante Delta spaventa infatti il Regno Unito che, nonostante abbia già immunizzato quasi il 59 per cento della popolazione, sperimenta in queste ore un’impennata dei casi di contagio, mai così tanti da febbraio. Le autorità sanitarie britanniche intendono ora accelerare le somministrazioni e completare la vaccinazione dell’intera popolazione in età adulta entro il 19 luglio, la nuova data stabilita per la fine delle restrizioni in Inghilterra, al fine di limitare gli effetti di quella che alcuni esperti considerano l’inizio di una terza ondata della pandemia, legata all’effetto delle varianti.

L’esempio britannico sarà sicuramente valutato dal Cts, soprattutto in relazione alla diffusione del ceppo Delta nel nostro Paese. Intanto, la fondazione Gimbe ha lanciato l’allarme sul significativo calo dei numeri dei test per Covid. Da 13 settimane consecutive ormai i nuovi positivi sono in discesa ma, contestualmente, diminuiscono anche tamponi e test rapidi. “I contagi sono sottostimati e c’è un progressivo lassismo nell’attività di testing che anche in questa fase della pandemia sarebbe fondamentale”.

In più, l’Istituto guidato da Nino Cartabellotta torna anche a segnalare come resti una quota consistente di over 60 non protetta dal vaccino, a causa delle ritrosie legate alle preoccupazioni per i possibili effetti collaterali dei sieri, soprattutto quelli a vettore adenovirale, che hanno spinto l’Unione europea e l’Italia a puntare sui vaccini a mRNA. Anche su questo fronte però non mancano i problemi.