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15/02/2024 06:00:00

E' un inverno rovente quello del 2024. Gennaio record per temperature e siccità

Il riscaldamento globale continua a marcare nuovi traguardi preoccupanti, con il 2024 che segna un record storico per la temperatura media globale. Secondo Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e della Commissione Europea, il limite critico di 1,5 gradi centigradi sopra i livelli preindustriali è stato superato per la prima volta nell'anno appena trascorso, con un aumento medio di 1,52 gradi rispetto al periodo di riferimento 1850-1900.

Gennaio 2024 è stato particolarmente significativo, con una temperatura media dell'aria che ha raggiunto 13,14 gradi, superando la media del periodo 1991-2020 di ben 0,70 gradi. Questo dato rappresenta un incremento di +0,12 gradi rispetto al precedente record registrato nel gennaio 2020.

La situazione climatica eccezionale non è passata inosservata, generando serie preoccupazioni per gli esperti e le comunità agricole. Coldiretti ha evidenziato che l'inverno eccezionalmente caldo ha portato a una temperatura media superiore di 1,7 gradi rispetto alla media storica del periodo 1991-2020. Questo anomalo aumento delle temperature ha provocato una siccità preoccupante, mettendo a rischio le coltivazioni di cereali, legumi, ortaggi e il foraggio nei pascoli, con ripercussioni dirette sui costi e sulle disponibilità di cibo.

Le regioni agricole italianeE sono particolarmente colpite da questa ondata di calore e siccità. In Puglia, ad esempio, il 60% della produzione di carciofi è stata compromessa a causa della siccità e dei venti di scirocco, mentre in Sicilia e Sardegna lo sviluppo di frutta e ortaggi è ostacolato dalle avverse condizioni climatiche. I bacini idrici, fondamentali per l'irrigazione e la fornitura di acqua potabile, mostrano livelli preoccupanti di bassa capacità, con una diminuzione significativa delle riserve rispetto agli anni precedenti.

Nel contesto di queste sfide climatiche, è fondamentale adottare misure tempestive per mitigare gli impatti del cambiamento climatico e proteggere le risorse naturali. L'urgenza di azioni concrete per affrontare il riscaldamento globale è sempre più evidente, richiedendo un impegno congiunto a livello locale, nazionale e internazionale per promuovere pratiche sostenibili e ridurre le emissioni di gas serra.

La Sicilia fra le regioni più esposte al cambiamento climatico. Il 70% del suo territorio a rischio desertificazioneGli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti e incidono in maniera significativa sulla nostra vita. Tra i settori più colpiti senza dubbio troviamo quello delle infrastrutture di trasporto.

In Sicilia, in particolare, negli ultimi anni si sono verificati circa 175 eventi meteorologici estremi, più di uno al mese, media superiore alle altre regioni d'Italia, di cui 25 solo nel 2022. Tra periodi di siccità, ondate di calore sempre più intense e la crescente frequenza di fenomeni di pioggia estremi, come le alluvioni lampo, gli strati fertili del suolo e l'ecosistema dell'Isola stanno improvvisamente cambiando. Sono alcuni dei dati del Centro Studi per il Cambiamento Climatico, promosso da Greenway Group Srl ed Ecogest Spa.

Il nostro studio – dichiara Valerio Molinari, presidente del CSCC e azionista di riferimento di Ecogest Spa - ha lo scopo di fornire dati utili a orientare le future scelte infrastrutturali e manutentive, ma anche di dare il giusto peso alle conseguenze di un fenomeno progressivo ed inarrestabile quale il cambiamento climatico. In Sicilia il progressivo processo di riscaldamento è tra i più evidenti non solo in Italia. Si tratta di un’area caratterizzata dal clima mediterraneo che, a causa delle problematiche legate al cambiamento climatico, rischia la desertificazione del 70% del suo territorio. È necessario che dalla diagnosi si passi alla cura in maniera rapida attraverso l’innovazione scientifica e tecnica, e, soprattutto, affidandosi all’esperienza ed al know how di quanti, da tempo, hanno intuito i rischi insiti nel cambiamento climatico, studiandone non solo effetti, ma anche soluzioni efficaci per un’emergenza globale di tale portata – conclude Molinari –“.

Il CSCC fa un’analisi della Sicilia evidenziando i significativi cambiamenti nei modelli di temperatura e precipitazione, laddove già la condizione strutturale della rete intermodale dei trasporti presenta numerose vulnerabilità a causa di errori di progettazione, utilizzo di materiali spesso non idonei, mancanza di manutenzione e vetustà della rete stessa, unitamente a un intenso carico di traffico, non esistendo praticamente alternative sostenibili a quello gommato.

Per quanto riguarda gli eventi estremi, nella Sicilia orientale sono 44 gli episodi gravi, tra cui 21 alluvioni e 9 casi di danni alle infrastrutture dovuti alle piogge torrenziali.

A Palermo abbiamo avuto 21 eventi gravi, tra cui 11 alluvioni dovute a piogge torrenziali. Sulla costa agrigentina, 42 eventi, di cui 32 ad Agrigento, con 15 casi di allagamenti dovuti a piogge intense e 4 casi di esondazione di fiumi a Sciacca. Questi dati confermano come gli effetti dei cambiamenti climatici in atto siano sempre più accentuati, con un aumento della frequenza e dell'intensità dei fenomeni estremi che va oltre molte previsioni.

Inoltre, eventi estremi come i tornado, saranno sempre più frequenti a causa della posizione della Sicilia stretta tra i fronti atmosferici africani ed europei in continuo e costante contatto.

Durante i periodi di caldo molto prolungati, l'evaporazione dal mare aumenta e l'acqua si condensa nell'atmosfera, dove prima o poi precipita, dando vita ai fenomeni conosciuti come "bombe d'acqua".

Desta preoccupazione anche l'innalzamento del livello del mare nella regione, che ha raggiunto circa +2,8 mm all'anno dagli anni '90 e ha contribuito all'erosione delle coste. Il trend previsto per il periodo 2021-2050 indica un aumento generale della temperatura superficiale per le acque marino-costiere della Sicilia compreso tra 1,2°C e 1,3°C e il significativo innalzamento del livello del mare di circa 7cm.

Per quanto riguarda il dissesto idrogeologico, la Sicilia è caratterizzata da circa 394,6 km2 classificati come zone a pericolosità da frana elevata e molto elevata, pari all'1,5% della superficie totale dell'isola. Il numero di comuni interessati dal rischio frana e dal rischio idraulico moderato supera il 90% del totale (360 su 390 comuni siciliani) che equivale a circa 747,5 km2 di superficie.

Manutenzione delle infrastrutture - Dall’evidenza dei numeri appena riportati risulta evidente che la manutenzione delle reti infrastrutturali sia fondamentale quando si parla di infrastrutture stradali e della loro capacità di essere resilienti agli effetti del cambiamento climatico.

Le soluzioni esistono, e sono molteplici - continua Valerio Molinari -. Innanzitutto, bisogna pianificare e rimodulare la manutenzione supportandola attraverso soluzioni come telecamere online, stazioni meteorologiche, sensori di carico stradale, sistemi telematici avanzati in grado di regolare il flusso del traffico e di evitarne la congestione. Importante anche la scelta di nuovi impianti a verde, che influisce sullo stato di conservazione delle infrastrutture stradali e autostradali. Tra le soluzioni potremmo pensare, per l’esempio, a piante ed alberi autoctoni nei nuovi impianti, razionalizzazione e adeguamento della pianificazione degli interventi di manutenzione, applicazione di nuove tecnologie di studio e controllo alla manutenzione del verde, a partire dai droni e dal monitoraggio continuo dello stato della vegetazione”.

Sulla siccità interviene il presidente provinciale IV Palermo, Giandomenico Lo Pizzo -  "I sindaci hanno ricevuto dall’amap questa comunicazione:”Vista la nota prot. n. 1793 del 05 febbraio 2024, resa dall'AMAP S.p.A., gestore della rete idrica comunale, con la quale comunica una diminuzione dell'approvigionamento dell'acqua nei serbatoi dei 47 comuni in gestione pari al 35%”. Sul tema è intervenuto il presidente provinciale di Italia Viva Palermo Giandomenico Lo Pizzo: ”Una riduzione del 35% dell’approvvigionamento idrico per i 47 Comuni della provincia di Palermo gestiti da Amap, un segnale di allarme fortissimo   che scoppia tra le mani dei Sindaci che già cominciano ad invitare la popolazione a diminuire i consumi. D’altra parte anche il mondo agricolo siciliano soffre una pesante crisi idrica che in taluni settori ha già provocato danni non più recuperabili e che aggrava le condizioni già molto difficili delle imprese del settore in questi giorni in mobilitazione. Occorrono misure straordinarie da parte del Governo Nazionale e Regionale per scongiurare disagi ma anche per consentire a chi ha avuto danni di recuperare quanto perso.