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03/01/2017 06:30:00

Fare impresa nella terra di Messina Denaro. Ecco come si ricicla un'azienda mafiosa

"E’ la mafia degli insospettabili che condiziona il mondo degli appalti”, aveva sottolineato il questore Maurizio Agricola, commentando l’operazione Ermes 2 dello scorso 20 dicembre che ha portato a quattro arresti e sette misure cautelari, confermando la vicinanza tra la famiglia mafiosa di Mazara del vallo e quella di Castelvetrano.

La famiglia mafiosa di Castelvetrano non ha bisogno di presentazioni: è quella di Matteo Messina Denaro, conosciuto ormai in tutto il mondo a causa della sua continua latitanza e del ruolo principe dentro Cosa nostra al punto da essere percepito, forse erroneamente, come il nuovo capo dei capi.

La cosca di Mazara del Vallo ha invece cognomi meno conosciuti al grande pubblico, ma altrettanto importanti in quanto a caratura criminale. Cognomi che proprio recentemente erano emersi nella precedente operazione Ermes dell’agosto 2015, come quello di Vito Gondola, considerato dagli inquirenti uno degli uomini più fidati di Matteo Messina Denaro, visto che aveva il compito di smistare la sua corrispondenza attraverso i pizzini.

 

Ma Vito “Coffa” (in zona il Gondola è conosciuto anche con questo nomignolo) non ha certo cominciato ieri dal momento che, proprio con Totò Riina e la cosca dei Messina Denaro, aveva deciso in passato l’eliminazione della famiglia mafiosa di Marsala. Era addirittura la vigilia di natale del 1991 quando, tra aragoste e Dom Perignon in una villetta di Tonnarella, venne deciso di sterminare i vertici dei “marsalesi”. A tavola quella sera c’era anche Mariano Agate, Andrea Mangiaracina, Mastro Ciccio Messina, Vincenzo Sinacori. Oggi tutti morti o neutralizzati dagli ergastoli, tranne lui, la primula rossa di Castelvetrano.

E se il superlatitante ha i suoi fiancheggiatori (anche se decimati dai continui arresti), anche Vito “Coffa” di Mazara del Vallo ha i suoi uomini di fiducia.

Tra quelli più vicini – dicono gli investigatori - ci sono proprio i fratelli Loretta.

Giovanni Loretta era già stato arrestato nell’operazione antimafia Ermes, con l'accusa di favoreggiamento aggravato per aver agevolato la latitanza di Matteo Messina Denaro.

Sarebbe stato lui ad organizzare gli incontri al vertice durante i quali Vito Coffa a voce riferiva il contenuto dei “pizzini” inviati alla cosca del latitante.

 

Gli altri due fratelli, Carlo e Giuseppe, erano invece gli effettivi proprietari della Mestra che, seppur intestata alle proprie mogli, era stata raggiunta lo stesso da un’interdittiva antimafia, “costringendoli” a creare una nuova società cooperativa da intestare a prestanome per continuare a lavorare negli appalti pubblici.

Secondo gli investigatori, “la consorteria criminale” aveva rivolto la propria attenzione ai due fratelli già dal 2006, per la risalente appartenenza alla famiglia mafiosa di Carlo Loretta. Ma anche il fratello Giuseppe – in base alle indagini – si sarebbe inserito organicamente in modo da esercitare la propria attività di movimento terra e trattamento rifiuti “in stretta e costante sinergia con i vertici della consorteria, dapprima tramite la M.E.S.T.R.A. srl (Materiale Edile Scavi Trasporti Recuperi Ambientali)” e poi con la nuova società cooperativa Medio Ambiente, costituita nel 2014. Ed è grazie a Vito Gondola, capomafia del mandamento di Mazara del vallo, che la Mestra riusciva ad acquisire importanti commesse nel settore edilizio del movimento terra.

 

Già dal 2006, anche il progetto del parco eolico Vento di Vino era nelle mire della mafia di Mazara, con il coinvolgimento di vari esponenti, tra cui Salvatore Tamburello (che all’epoca reggeva il relativo mandamento). I lavori erano stati affidati ad una società di Milano, la Fera srl, che aveva affidato le opere Edili alla Cedelt spa di Castellammare di Stabia, che ne aveva a sua volta subappaltato una parte alla BF Costruzioni e alla MG Costruzioni, imprese di Castelvetrano riconducibili a Lorenzo Cimarosa (oggi collaboratore di giustizia) e Giovanni Filardo, entrambi parenti di Matteo Messina Denaro. Lavori per cinquecento mila euro i primi e per centocinquanta mila euro i secondi.

Dopo l’arresto del Filardo però, ci furono dei contrasti tra i fratelli Loretta da un lato e i parenti del superboss dall’altro. I castelvetranesi sostenevano che “gli accordi assunti prima dell’arresto del Filardo prevedevano che ‘tre piazzole’ sarebbero state realizzate dall’impresa mazarese e ‘quattro’ dall’impresa di Castelvetrano. I Mazaresi erano convinti di fare tutto a metà.

Alla fine si riesce a trovare un accordo grazie all’intervento del capomafia Gondola, che raccomanda che “le cose si devono fare con trasparenza”. E’ la “trasparenza” della mafia, che sembra quasi avere più successo rispetto alla “trasparenza” delle pubbliche amministrazioni, il cui codice degli appalti appare spesso svincolato dal buon senso e dall’effettiva voglia di tenere lontano le imprese mafiose dalla cosa pubblica.

In un interrogatorio del febbraio 2016, il Pm chiede a Lorenzo Cimarosa se conosce il gondola e i Loretta come appartenenti alla famiglia mafiosa di Mazara e lui risponde così:

Loro si… stavano sempre a fianco a Vito Gondola, sia il Carlo Loretta che Giuseppe”.

 

Ma il percorso che va dall’esclusione della Mestra alla nascita della Medio Ambiente, sembra disseminato di colpi di scena.

Tutto comincia il 3 febbraio 2014 quando un’interdittiva antimafia, come si diceva, esclude la Mestra srl dal subappalto dei lavori dell’ospedale di Mazara del Vallo. Fuori dal gioco quindi anche da futuri lavori pubblici. L’aver intestato l’impresa alle mogli dei fratelli Loretta non si era rivelata una mossa sufficiente a fermare gli investigatori.

Dopo la revoca però succede qualcosa. Il direttore di cantiere, dipendente della C.M.C. di Ravenna (l’impresa che aveva concesso il subappalto), contatta la Bruccoleri Costruzioni srl di Como, una delle società che avrebbero dovuto sostituire la Mestra che, nel frattempo, continuava a mantenere i propri mezzi nel cantiere. Sembrava andasse tutto bene, avendo trovato anche un accordo economico di massima, ma 15 giorni dopo il Bruccoleri comunica al direttore del cantiere di aver trovato davanti il cancello della sua ditta di Como una bottiglia infiammabile con un biglietto: “Non devi eseguire gli scavi all’ospedale di Mazara”. “Nell’occasione – riferisce il direttore di cantiere – il Bruccoleri mi rappresentava la ferma volontà di procedere a denuncia ma di non voler più eseguire i lavori di scavo”.

Qualche giorno dopo, uno dei soci della Territorio Pulito srl, altra impresa individuata in sostituzione della Mestra, aveva trovato una bottiglia simile davanti il cancello dell’azienda in contrada Castelluzzo a Mazara del Vallo, insieme ai pilastri di sostegno divelti. Meno di due mesi dopo, ignoti gli danneggiano la macchina.

 

Intanto i due fratelli Loretta decidono di costituire una nuova società cooperativa: la Medio Ambiente da intestare fittiziamente a due dipendenti della Mestra e al giornalista di Castelvetrano Filippo Siragusa, che con la Mestra collaborava.

Il 20 giugno 2014 Giuseppe Loretta invia a quest’ultimo un sms, dal momento che il dottor Frazzetta, commercialista di Mazara indagato nello stesso procedimento, ha bisogno dei suoi estremi:

Mi mancano i dati di Filippo. Scritto da dott. Frazzetta. Se gentilmente puoi comunicare i tuoi dati personali. Servono urgenti”.

Tutto però si arresta improvvisamente per tentare un’altra strada: presentare ricorso al Prefetto di Trapani, prospettando l’estromissione dalla società di Vita Anna Pellegrino, moglie di Carlo (che era già stato arrestato nell’operazione “Peronospera II” del 2004), intestando tutto a Giuseppe Loretta e alla moglie Maria Grazia Vassallo.

Ecco perché, una settimana dopo, Giuseppe Loretta manda un altro sms a Filippo Siragusa:

Ciao Filippo, per quanto riguarda la cooperativa non dobbiamo fare nulla, scusa per il tempo che fino ad oggi ti ho fatto perdere. Mi devi soltanto aiutare dopo il matrimonio a fare la separazione della società. Mi voglio dividere. E’ una scelta che ho fatto, costi quel che costi. Confido nella tua prof”.

 

La cosa però non va in porto e Giuseppe Loretta e Filippo Siragusa tornano a parlare della cooperativa, dopo che quest’ultimo ne riceve lo statuto via e-mail e gli fa sapere che va bene:

“… Uh uh… va bene… comunque… mi sembra esaustivo. C’è qualcosa che secondo me va aggiunto… ma semplicemente come…”

Il primo settembre 2014 nasce la nuova cooperativa della quale, fino al 30 settembre, Filippo Siragusa sarà amministratore unico con altri due soci: Andrea Alessandrino e Paola Bonomo.

 

Il 31 ottobre invece viene aperto il relativo conto corrente.

Carlo Loretta, chiama il fratello Giuseppe.

Giuseppe: “Pronto…

Carlo: “Rintraccia a… a Filippo Siragusa

Giuseppe: “Eh…

Carlo: “E gli dici che scende… eh… umh… alle 3 alle 3 e un quarto… 3 e mezzo… eh… ce la… devono andare in banca perché già è tutto pronto… voglio a tutti e tre la e ci devono mettere le firme

Giuseppe: “… E vogliono le firme pure dei soci?

Carlo: “… I soci…”

Giuseppe: “… Va bè…”

Carlo: “Chiamalo e chiama a… a Paola… così… già Andrea è pronto… Paola è pronta e si vedono…”

Giuseppe: “… Va bè…”

 

Subito dopo, Giuseppe Loretta chiama Filippo Siragusa.

Giuseppe: … Eh eh… Ti dicevo… dovresti scendere… perchè ha telefonato la banca quella di Mazara…”

Filippo: “…Uh…”

Giuseppe: “… E vuole i soci pure lì… per aprire il conto”

Filippo: “Chi vuole?”

Giuseppe: “I soci… i soci”

Filippo: “… Ah, i soci pure lì… eh va bene”

Giuseppe: “Devono firmare”

Filippo: “Va bene”

Giuseppe: “Ci vediamo direttamente là in banca alle 3 e mezzo… tu lo sai dov’è?”

Filippo: “Non è quella vicino…”

Giuseppe: “… La caffetteria”

Filippo: “…Dove c’è il Fantasy Games”

Giuseppe: “Esatto, di fronte… che ci sono Andrea e Paola pure lì”

Filippo: “Va bene… allora alle 3 e mezzo hai detto?”

Giuseppe: “…Eh eh”

Filippo: “… Va bene, sto scendendo”

 

Il 4 novembre la Medio Ambiente acquisisce un ramo d’azienda della Recycling srl di Carini (consulenza per la formazione e la gestione del trattamento dei rifiuti), il 20 aprile 2015 viene iscritta alla Camera di Commercio per il trasporto conto terzi e la raccolta ed il trasporto di rifiuti pericolosi e non. Il 10 giugno viene iscritta all’Albo Nazionale dei gestori ambientali. Dulcis in fundo, il 26 agosto ottiene l’iscrizione alla White List, cioè l’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, presso la Prefettura di Trapani.

 

La vecchia società ha quindi un nome nuovo. Anche se la clientela è la stessa. E perfino uno dei numeri di telefono indicati nella nuova insegna è lo stesso utilizzato dalla Mestra.

Gli investigatori sottolineano come Filippo Siragusa “quasi giornalmente aveva avuto rapporti con dipendenti della Mestra aventi ad oggetto redazione di preventivi e compilazione di fatture” e sulla sua consapevolezza riguardo al vero motivo della costituzione della società cooperativa, scrivono: “Si osserva che il 3 maggio 2014, periodo successivo alla notifica del provvedimento interdittivo del Prefetto di Trapani, Giuseppe Loretta aveva raccontato allo stesso di essere stato a Catania per un colloquio con un avvocato per dirimere dei dubbi sulla società, rendendolo così partecipe delle ragioni per la quale aveva poi ideato con il fratello di costituire una nuova società”.

Ecco perché, secondo il giudice, il Siragusa sarebbe stato “perfettamente consapevole della motivazione della intestazione a se stesso ed agli altri due e cioè delle difficoltà di quest’ultimi dopo il provvedimento del Prefetto emesso nei confronti della Mestra ed il paventato pericolo”.

 

Occorre però considerare che, sebbene la Medio Ambiente fosse stata creata dai Loretta in sostituzione della Mestra, non ci sono elementi per dimostrare che anche quest’azienda sarebbe asservita a cosa nostra.

Colpisce però l’attenzione alla forma, che arriva addirittura a pensare di presentare ricorso al Prefetto, considerando l’esclusione della socia “inopportuna” in quanto moglie di un pregiudicato. Al momento in cui scriviamo Sia la Mestra che la Medio Ambiente hanno il loro sito internet. In un’immagine di quest’ultima, spicca la foto di un cartello con una scritta: “Ci occupiamo del passato, proteggiamo il presente, garantiamo il futuro”.

 

 

Egidio Morici

 

 

 

 


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