Via D'Amelio, il pentito Palmeri: "Il boss Vincenzo Milazzo ucciso per il no alla strage"
A venticinque anni dalla strage di via D’Amelio, la commemorazione del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, è servita, se non altro, a mantenere alto l’impegno per la ricerca della verità, ancora troppo lontana dopo 4 processi, la conferma di un sistema di depistaggio e di falsi pentiti come Vincenzo Scarantino.
Ad un quarto di secolo dalle stragi, c’è forse una novità che ruota attorno a quella di via D’Amelio che porta ad Alcamo e alla data del 14 luglio del 1992, giorno in cui furono uccisi il capo mandamento di Alcamo Vincenzo Milazzo e la fidanzata Antonella Bonomo.
A rilevare questa novità è il pentito Armando Palmeri. Uomo di fiducia e autista del boss alcamese, che per anni è stato l’amministratore della mega raffineria scoperta dal giudice Carlo Palermo nel 1985 e fedele sostenitore dei corleonesi.
Milazzo ad un certo punto crede di potersi svincolare da Riina e Provenzano e inizia ad allontanarsi. Chiede un incontro con il capo dei capi, lo va a cercare a Palermo ma non lo trova. Riina era a Mazara del Vallo. Milazzo ritiene che Riina sia stato arrestato e festeggia con alcuni suoi sodali. A quel punto, una volta saputo, Riina decide di farlo fuori. Al duplice omicidio di Milazzo e della fidanzata, parente di un agente che lavorava nei servizi segreti, partecipa anche Matteo Messina Denaro.
Con le dichiarazioni di Palmeri che devono chiaramente essere riscontrate, si apre ora una nuova ipotesi rispetto al movente «ufficiale» dell’eliminazione di Milazzo da parte di Cosa nostra. Secondo Palmeri i retroscena di quel duplice omicidio offrono uno spaccato totalmente diverso e sono strettamente collegati alla ricerca dei cosiddetti «mandanti esterni» delle stragi, sia quelle del ’92 in Sicilia, che quelle del 1993 a Roma, Milano e Firenze.
Le dichiarazioni di Palmeri - Secondo il racconto del pentito, che sarà ascoltato al processo a Caltanissetta che vede imputato Matteo Messina Denaro per la strage di via D’Amelio e per quella di Capaci, il boss Milazzo, all’epoca ricercato, ebbe degli incontri con personaggi appartenenti ai servizi segreti, che gli avrebbero prospettato un progetto volto a destabilizzare lo Stato.
Palmeri racconta che accompagnava Milazzo agli appuntamenti ma poi rimaneva nei dintorni, su ordine del capo, «per controllare la situazione a distanza». Il suo racconto si sofferma in particolare su tre riunioni. L’ultima si tenne una decina di giorni prima della sua morte, tra la strage di Capaci e quella di via D’Amelio. A Milazzo venne chiesto di adoperarsi per la destabilizzazione dello Stato, attraverso il compimento di atti terroristici, e chissà se fra quelle stragi non abbiano chiesto anche di mettersi a disposizione per la strage di Via D’Amelio.
Il boss alcamese però fu contrario alla proposta, diceva, che non avrebbe portato alcun vantaggio a Cosa nostra e anzi avrebbe determinato una forte reazione dello Stato. Nelle sue dichiarazioni il pentito ha ricordato che Milazzo era affascinato da quei personaggi dei servizi e che continuava a ripetergli che “la vera mafia non è quella di Cosa nostra ma quella “segreta” di cui gli stessi facevano parte”.
Il No di Milazzo - Palmeri, recentemente è stato riascoltato dai magistrati nisseni, ai quali ha fatto il nome di chi presentò gli «appartenenti ai Servizi» a Vincenzo Milazzo. “Il primo incontro - ha detto - si tenne prima di Capaci”, e che dopo il suo rifiuto a collaborare per le stragi, Milazzo iniziò ad avere paura per la sua vita, perché il suo no fu riferito a Totò Riina che ne decise l’uccisione.
Come dicevamo Armando Palmeri sarà chiamato a deporre per approfondire la pista dei «concorrenti esterni» alla mafia, fatto che la Procura di Caltanissetta considera prioritario, insieme alla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, visto che le indagini svolte a suo tempo dai poliziotti, che diedero credito al falso pentito Scarantino, portarono solo a dei vuoti giudiziari che oggi appaiono quasi incolmabili e per i quali sono sorti i dubbi e soprattutto misteri che non hanno risposte. Saranno queste dichiarazioni e questa pista che ruota attorno all'omicidio del boss Milazzo a portare ad una verità sui mandanti o i concorrenti esterni a Cosa nostra nella strage di via D'Amelio o anche stavolta sarà un nulla di fatto?
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