“La commissione non può sostituire nomi, ma eventualmente attribuirli là dove non esistono, né ha senso, peraltro, cambiare il nome allo

Stagnone perché suona brutto dando l’idea di stagno, di qualcosa di putrido. Sarebbe davvero una motivazione inconsistente che susciterebbe l’ilarità degli storici. Per cambiare un nome ci vogliono comprovate motivazioni storiche. È vero che Marsala, in origine, si chiamava Lilibeo, ma il cambiamento del suo nome non è stato a caso. La commissione toponomastica di cui in passato ho fatto parte – conclude la Russo - va composta da elementi che conoscono la della città, non da chi si abbevera di sogni e di eventuale estetica toponomastica”. Il dibattito è destinato a continuare, con gli interventi determinati degli affezionati alle tradizioni, anche linguistiche, e quelli degli innovatori alle prese con le piccole rivoluzioni cittadine, così come verificatosi qualche tempo fa, ad esempio, con la Via Favorita, adesso tornata alla denominazione originaria, dopo alcune raccolte firme e alcuni dibattiti avviati senza perplessità.