Partiamo dal Lido Signorino per arrivare quasi al Delfino. In questa zona ci sono 4 delle 22 case per le quali l’iter di demolizione sta arrivando a conclusione, con le ruspe pronte. Albione, Barraco e Laudicina hanno casa in quel pezzo di costa che dall’ex Lido Mediterraneo al confine con Petrosino è un cumulo di case, casette e villette che negli anni ha nascosto e “privatizzato” il mare. Il quarto proprietario non c’è, non vuole “apparire” ci dicono.
Iniziamo dalla casa del signor Albione. Poco prima del Lido Signorino venendo da Marsala. È un prefabbricato (più o meno 40 metri quadrati), con piccola veranda e cancelletto che porta direttamente in spiaggia. Il cancello principale, ci dice Albione, si trova a circa 30 metri dalla battigia. I bagnini di tanto in tanto usano il giardinetto, un po’ trascurato, per posare qualche attrezzo del mestiere.
Proseguiamo. Superiamo lo stabilimento del Signorino. Ci sono case i cui recinti sono per metà coperti dalla sabbia. Alcune si ergono per un piano, con tetto

spiovente. Altre non solo sono proprio sulla spiaggia ma nel giardino è stata costruita addirittura una piscina in muratura. Come una dimostrazione di potere sul suolo di tutti.
Chiediamo ai tre “spontanei” se tutte queste case sono state sanate. Ci rispondono che i proprietari dicono di avere tutto in regola. Eppure di case nuove, davanti al mare ce ne sono parecchie, e i dubbi ci sono.
Torniamo indietro in direzione Delfino. I tre proprietari ci mostrano lo scenario già noto a tutti coloro che frequentano quelle spiagge. Ci dicono che se ci fosse un piano serio di recupero dopo le demolizioni e se ci fossero garanzie certe per evitare disparità di trattamento lasciando in vita case più grandi delle loro, non protesterebbero tanto e sarebbero disposti a dare l’esempio.
Una signora ci vede (fa caldo e siamo gli unici in jeans e maglietta) e chiede lumi a uno degli spontanei: “perché non andate a vedere la casa di Massimo Grillo anche?”
In questa zona oltre a Grillo altre personalità note hanno costruito vicino al mare. Andiamo invece a vedere quella del signor Barraco. Appena lasciata la spiaggia, nella stradina, sulla sinistra c’è un campo di tennis, sulla destra una villetta con pavimento della veranda fatto a nuovo. Nel tragitto, Barraco, ci racconta che la sua casa sarebbe stata misurata negli anni in maniera un po’ imprecisa. Ci dice che più o meno misura 147 metri dalla battigia. Due metri entro la soglia, e andrà per terra. La casa è piccola, 35 metri quadrati circa. Dice che quella è la sua dimora anche di inverno, anche se la cosa è poco credibile. È stata costruita nel 1978. Per la sua posizione, la ruspa potrebbe avere difficoltà, nell’abbatterla, a non danneggiare l’immobile adiacente. Barraco e la moglie ci raccontano le varie vicissitudini burocratiche legate alla casa verificatesi nel corso degli anni.
Andiamo avanti. Direzione: la casa del signor Laudicina. Ci dice che dista circa 80 metri dalla battigia. È divisa in tre parti in condivisione con i parenti. Anche questa non è una di quelle ville che abbiamo visto durante la passeggiata, con tanto di giardino. Torniamo in spiaggia. Da lì il colpo d’occhio è impressionante. Si ammassano immobili, spesso nascosti dai pini, che in certi punti non lasciano spazio alla spiaggia. Uno, di questi è vicinissimo alla battigia. Di un altro, senza recinzione e totalmente abbandonato, Laudicina ci dice che è in regola, cioè sanato.
Il breve tour finisce con gli “spontanei” che ribadiscono che si sentono vittime di un’ingiustizia. Dicono, di nuovo, che se ci fosse un programma di riqualificazione serio sacrificherebbero senza problemi le loro case. “Quando abbiamo costruito era un periodo, un contesto, in cui tutti costruivano in maniera abusiva con la speranza che un giorno tutto sarebbe stato sanato”.
Abbiamo visto, quindi, solo tre delle 22 case che verranno demolite. La maggior parte di questa prima trance di demolizioni è concentrata nel versante nord della costa marsalese. C’è da dire che questo non sarà l’unico blocco di case che dovranno essere demolite, leggi, politici e comitati permettendo. Le case dei signori Albione, Barraco e Laudicina sono piccole, come abbiamo detto. Ce ne sarebbero ben altre più urgenti da demolire. Tra le tre solo la prima che abbiamo visto è più vicina al mare e quindi, forse, più “urgente” rispetto alle altre due. Più o meno piccole, più o meno vicine dal mare, però, queste tre case fanno parte di una linea di cemento selvaggio che negli anni ha violentato una intera costa. Queste, di poche decina di metri quadrati, come le altre, a più piani con piscina, devono essere demolite. La costruzione di queste case abusive ha creato un indotto passeggero di manodopera per il loro innalzamento, ma se fossero state rispettate le regole (quelle scritte per legge e quelle tacite del buon senso) oggi la città avrebbe un mare più libero, più attrattivo per i turisti e quindi molto più redditizio. In tutto il territorio marsalese ci sono più di 2500 case abusive. Dopo queste 22 è previsto l’arrivo in consiglio comunale delle relazioni di altre 28 case abusivi sulle quali si dovrà decidere se demolirle o usare a fini collettivi. Sulle priorità delle demolizioni, adesso, la situazione è complessa. Ma da qualche parte si dovrà cominciare. Se si finirà o meno, se verrà realmente recuperata la fascia dei 150 metri o no sarà la politica ad assumersene la responsabilità.
Francesco Appari