Dopo mesi di trattative ed incontri all’Ufficio provinciale del lavoro le sigle sindacali di categoria Filctem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil, non hanno evitato la chiusura della struttura trapanese e l’avvio della procedura di mobilità, ma hanno ottenuto un «obbligo di riassunzione da parte dell’azienda che si insedierà nell’ex stabilimento Redax». La mobilità di tutto il personale è arrivata a conclusione di una vertenza che si trascinava dallo scorso mese di novembre considerata la ferma intenzione dell’azienda di procedere alla chiusura degli impianti industriali di Trapani e di Mirandola (Modena) per trasferirli in un unico stabilimento a Poggio Rusco, in provincia di Mantova. Il segretario della Filctem, Domenico Rizzo, precisa che «quello messo in atto dai vertici della Redax non è un semplice trasferimento ma una vera e propria chiusura di un impianto industriale che garantiva occupazione a 43 lavoratori. Resta inammissibile
che una società che ha usufruito dei finanziamenti pubblici derivati dalla legge 488 decida di spostare le attività in un altro territorio godendo di ulteriori benefici pubblici».
In base all’accordo raggiunto con la Redax la prossima azienda che prenderà in locazione o acquisterà lo stabilimento avrebbe l’obbligo di riassumere
i dipendenti della società che chiude i battenti a Trapani.