Mercato auto a picco in Italia. Fiat in caduta libera
Lo rende noto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A febbraio il mercato aveva chiuso in calo del 18,94%. In caduta libera Fiat, che segna la peggior performance mensile da 32 anni: le immatricolazioni sono scese del 35,6% a 35.942 unità, contro le 55.807 di un anno fa. La quota di mercato è scesa al 26,05% contro il 29,66% di un anno fa. A febbraio le vendite del gruppo torinese avevano subito una flessione del 20,13%.
Era dal 1980 che non si vendevano così poche auto nel mese (allora furono 122.400). I risultati del mercato sono stati condizionati dal lungo fermo nazionale dei conducenti di bisarche, che ha ritardato molte consegne di vetture. Ancora una volta sono Fiat le vetture più vendute nel mese: Panda e Punto, mentre tra le top ten si conferma anche la Lancia Ypsilon. Alfa Romeo Giulietta è stabilmente tra le vetture più vendute del segmento C con il 14% di quota. Jeep continua a crescere: in marzo aumenta i volumi del 33,7% e la quota di 0,2 punti percentuali.
«L'effetto della crisi congiunturale, l'aumento continuo del prezzo dei carburanti, la forte crescita delle assicurazioni Rc Auto, l'assenza di credito alle imprese, unito alle mancate consegne per lo sciopero delle bisarche è stato un mix letale che ha inciso pesantemente sul mercato dell'auto», ha commentato Jacques Bousquet, presidente dell'Unrae, l'Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia.
Così - ha aggiunto - «il periodo più importante dell'anno in termini di stagionalità favorevole (con un peso del 30% sul totale dell'anno) se ne è andato, lasciandoci con la conferma di una tendenza (non una previsione) da 1.370.000 vetture a fine 2012 e già con 107.852 vendite in meno rispetto all'anno scorso. Sarà molto difficile riuscire a recuperare nei prossimi mesi senza interventi strutturali di sostegno all'auto».
«I consumatori – ha detto poi Bousquet - hanno davanti ostacoli insormontabili: le famiglie italiane dovranno superare l'impatto dell'addizionale Irpef di fine marzo, l'aumento Imu a giugno, l'aumento dell'Iva a settembre. Inoltre, restano ancora non risolti i temi della fiscalità delle auto aziendali, della stretta creditizia su concessionarie e imprese, nonché l'inefficacia del superbollo nel generare risorse per lo Stato, tributo che anzi ha innescato una spirale perversa sulle auto a maggior gettito di Iva».
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