Processo Rostagno, Fava in aula: "Non solo mafia, mandanti esterni"
Lo ha detto Claudio Fava ai cronisti, poco prima di iniziare a deporre come teste della parte civile nell'ambito del processo Rostagno, che si celebra a Trapani in Corte di assise.
«Un giornalista, un intellettuale - ha spiegato Fava - non viene avvertito ma viene ammazzato. È successo così per mio padre, per Mauro Rostagno, per Beppe Alfano e Mario Francese. La dinamica, in questi casi, prevede sentenze di morte emesse altrove. Si va diritti allo scopo».
«Negli anni Ottanta «la Commissione parlamentare antimafia non veniva a Trapani. Non riteneva di affondare qui il suo sguardo. Rostagno, invece, mi raccontò questa città come un luogo su cui Cosa nostra aveva deciso di investire. Trapani era allora una metafora intossicata di quanto accadeva in quegli anni in Sicilia, un laboratorio in negativo dell'Isola», ha detto inoltre Fava nel corso della sua deposizione nel processo per l'omicidio del giornalista e sociologo assassinato a Valderice il 26 settembre 1988.
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