01/06/2014 20:28:00

L'Ars continua a discutere (e a non decidere) sul tetto degli stipendi ai dipendenti

  Incontro del collegio dei questori dell'Ars, guidati da Paolo Ruggirello, con i sindacati di categoria. Oggetto: la riduzione degli stipendi dei dipendenti dell'Assemblea per adeguarli al "tetto" previsto con la recente "manovrina" approvata alla Regione. Il tetto è di 160.000 euro.  I sindacati hanno sollevato dei problemi e continuato a sostenere l'adeguamento al Senato. Conseguentemente, il collegio dei questori ha  stabilito di ascoltare anche i sindacati confederali che sostengono tagli ancora più drastici.
Parlando di «scenario da economia di guerra», Bernava (Cisl) propone per i dipendenti dell'Ars un "tetto" addirittura al di sotto di quello stabilito dalla norma, appena approvata in Aula, che ha quantificato in 160mila euro la soglia massima per i dirigenti della Regione e degli enti collegati: anche pensionati. Questa la proposta: «Un tetto di 140mila euro all'anno per i dirigenti e il blocco per quattro anni del salario accessorio, che deve essere concesso solo se legato a risultati effettivi. Da tempo chiediamo a Giunta e Ars un piano strategico per ridurre costi strutturali; serve un'azione congiunta tra Ars e Giunta. A Crocetta manca un' idea di prospettiva, queste misure vanno inserite nel quadro di una strategia complessiva».
Pagliaro (Cgil): «Una retribuzione annua lorda di 100-120mila euro sarebbe dignitosa e sufficiente», ma in alternativa sarebbe anche un buon segnale «equiparare gli stipendi al "tetto" previsto dalla legge nazionale. Nemmeno il presidente della Repubblica guadagna quanto il segretario generale dell'Ars. La crisi è drammatica e c'è la necessità di ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione con una spending rewiev dall'alto, non dal basso».
Barone (Uil): «Occorre omogeneizzare i trattamenti a quelli del resto del Paese. C'è una norma che va applicata. Questo lo abbiamo sempre sostenuto. L'accento, piuttosto, va posto sulla necessità di un'operazione trasparente per evitare trucchi e furberie». Mirio e Mattranga (Cobas/Codir) lamentano le scarse informazioni sul trattamento dei dipendenti dell'Ars: «Se Renzi ha tolto il segreto di Stato sulle stragi, a Palermo sembra impossibile togliere il segreto sugli "stipendi d'oro" dell'Ars che è rimasta una delle poche istituzioni dove non c'è trasparenza sui compensi del personale. Le tabelle pubblicate sul sito dell'Ars sono raffazzonate, non c'è nulla di trasparente, non è vero che basta leggere per capire quanto guadagna un assistente parlamentare o il più alto burocrate. Sappiamo quanto guadagna il segretario generale della Regione e tutti i dirigenti, perché i loro compensi, con tanto di nome e cognome, così come prevede la legge, sono pubblicati nel sito istituzionale. Non sappiamo invece quanto guadagna il segretario generale dell'Ars, così come gli altri dirigenti e funzionari di palazzo dei Normanni. C'è una zona grigia: altro che palazzo di vetro, è un palazzo opaco. Invece di richiamarsi alla privacy, all'Ars dovrebbero applicare la legge sulla trasparenza. E' incredibile: conosciamo i guadagni dei dipendenti dei Comuni, della Regione, degli enti e delle partecipate, ma non quelli dell'Ars, il luogo dove si legifera».
Interviene ancora il governatore, Crocetta: «Su stipendi e "pensioni d'oro" all'Ars non si può giocare. Mentre si è provveduto a diminuire giustamente i compensi ai parlamentari, l'Ars continua ad avere al proprio interno burocrati che costano quattro-cinquevolte l'anno lo stipendio di un deputato, offuscando la grande azione di risanamento che stiamo facendo e l'immagine di una Regione che sta mettendo in ordine i conti». Per Crocetta «è una questione di equità e giustizia. Ci si appella persino alla violazione dell'Autonomia, invocando l'equiparazione al Senato. Ma l'Autonomia non è una carta bianca per riconoscere privilegi e parassitismi».