Drammatizzazione responsabile silente: Bill Viola a St Paul’s Cathedral a Londra
Il Natale arriva presto a Londra. Novembre e Dicembre le danno una luce lunare che le consente di aprire cancelli immaginari della nostra immaginazione fino a spingerci a trovare in lei i connotati di un possibile Paradiso urbano, dinamico e coinvolgente.
Se vi trovate da quelle parti, dunque, anche voi, osate andare oltre le apparenze con la mente e con il cuore: credete nei miracoli e attraversate il Millennium Bridge sul Tamigi. Fatevi, dunque, sferzare dalle correnti e approdate alla City.
Il percorso vi condurrà alle porte della Cattedrale di St. Paul, lì, dove e come non avreste mai sognato e vedrete anche voi, privilegiati, Bill Viola.
La Cattedrale di St. Paul, di per sé, merita una visita. Varcarne la soglia è esaltante: la sua luce è grandiosa e possente. La sua cupola, titanica.
La fede la irrora, la dimensione del Sublime la infonde: Barocco e Illuminismo la riempiono in una sintesi contraddittoria ma originale che enfatizza, nelle sue soluzioni architettoniche, intuizioni spaziali ciclopiche e corali.
Nella navata destra, intimamente, gelosamente, collocato in una penombra spontanea dettata dalle architetture solenni, lontano da sguardi indiscreti, profferto al voto e alla preghiera, vi giungerà agli occhi, come un ospite inatteso, il quadri-pannello video “Martyrs” di Bill Viola.
Osannato, ammirato, pluripremiato, Bill Viola arriva con la sua consueta asciutta sobrietà comunicativa, ancora una volta, a Londra, dopo un decennio e più di presenze trionfali anche in Europa: al Grand Palais di Parigi, ad esempio, e in Italia a Firenze, al Museo Gucci e all’Accademia, a Torino, al Palazzo delle Esposizioni a Roma. L’avanzata di Viola nelle città d’arte, e non solo, è quieta e roboante allo stesso tempo perché Viola infiamma gli animi, Viola usa il silenzio, sposa la sorpresa, il candore, l’animismo, la meraviglia, il panismo, l’immanenza, lo struggimento, la pervasione, il colloquio intimo e sofferto dell’estasi.
Viola, nativo americano, continua a raccogliere consensi globali di grande pubblico, oggi, anche nelle stanze sassoni dell’arte per eccellenza: lo potete vedere, infatti, allo stesso tempo dall’altra parte del fiume, alla Tate Modern, con il suo video “Tiny Deaths” del 1993.
I suoi fotogrammi giovanili li troverete poi anche a Firenze, al Museo del Novecento, che registrano il suo rito d’iniziazione all’arte monumentale italiana, densa, eroica, lirica e possente allo stesso tempo, nella patria del Rinascimento.
A St. Paul nel cuore palpitante del welfare d’Europa, Viola presenta un’opera grandiosa nella sua crudezza sentimentale ed emozionale, dove si impongono, congiunte e parallele, grandi immagini di forme umane, in movimento lento ascensionale, che parlano di sacrificio dell’esistenza, immerse nei quattro elementi dominanti della natura: acqua, aria, fuoco, terra.
Viola delinea una moderna drammatizzazione responsabile, silente e, con limpida poesia, sollecita, con i suoi martiri, umani immessi in una natura in-sostenibile, composta da forze aggressive primordiali, una riflessione sull’essere e sulla linea che separa la nascita dalla morte. Il rallenty portato agli estremi dei suoi quattro filmati accostati, cattura l’attenzione dell’osservatore in una visione ipnotica, ammaliante, catartica, meditativa, che lo porta a pregare nell’intimo, a riflettere sulla natura umana e a raccogliere con struggente, vibrante sofferenza, valori eterni irrinunciabili come perseveranza, fiducia, fortezza, resistenza, accettazione e sacrificio: luoghi indispensabili dell’anima del laico e dell’uomo di fede di questo inizio di nuovo secolo ancora ignoto.
Non dimenticate questo piccolo voto a voi stessi, non sorvolate su questa preghiera, non omettete questa pausa di riflessione: Viola a St. Paul vi aspetta.
Francesca Pellegrino
Per maggiori informazioni http://www.stpauls.co.uk/Cathedral-History/Bill-Viola
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