Un segno di salvezza LUCA 2, 15-20
Gli angeli di Dio annunciano e tornano in cielo. I pastori ascoltano e decidono di mettersi in viaggio per andare a vedere. Hanno fretta i pastori care sorelle, cari fratelli perché ciò che hanno udito è qualcosa che tutti attendono e che non osano sperare. Gli è stato annunciato un segno di salvezza.
Solo un segno, non una certezza che possa renderli sicuri in maniera definitiva. Un semplice segno da verificare e su cui sperare.
Il segno è un neonato che loro trovano, come avevano indicato gli angeli, dentro una mangiatoia.
Viviamo di segni, la nostra vita è guidata dai segni che percepiamo prima coi sensi poi con la mente. Un sorriso è un segno,una fronte corrucciata è un segno di tipo opposto. Siamo chiamati a interpretare i segni che ci circondano a lavorarci sopra per trarne un significato.
Gli angeli avevano promesso ai pastori che avrebbero visto un bambino e loro in effetti trovano un bambino ma questo cosa vuol dire? Un bambino è semplicemente un bambino direbbe qualcuno, e invece i pastori sono in grado di vedere al di là del segno.
Questo bambino è il segno che la promessa di Dio si è avverata. Questo bambino è il segno che si può rintracciare l’azione di Dio in qualcosa di molto concreto. La vita che comincia, la vita che prosegue su questa terra già creata dalla potenza della Parola di Dio. Questo bambino è la Parola che ora si fa carne, scende fra noi, si fa capire , si fa toccare. Questo bambino è la cosa più piccola e indifesa dell’universo ma al tempo stesso la cosa più straordinaria che possa accadere cioè la vita in sé, energia pura della potenza pura della creazione. Quindi capite quale forza evocativa contiene in sé questo segno che lascia ammirati e desiderosi di lode i pastori?
Se non siamo capaci di interpretare i segni ci perdiamo gran parte della bellezza del creato, gran parte della possibilità di comunicare con ciò che ci circonda e gran parte della profondità del messaggio di Dio. Del resto la nostra fede non vive, non si alimenta di certezza, ma di piccoli segni che quotidianamente il Signore vuole darci.
Segni come una gioia inaspettata, il regalo di una parola gentile, il cuore che si allarga durante una preghiera, la luce che illumina il volto della persona che amiamo. Sono tutti segni, niente più, eppure come sarebbe triste e povera la nostra esistenza senza questi piccoli, preziosi segni.
Dio comunica con noi attraverso segni. Se vogliamo anche le parole della Scrittura sono esattamente questo: segni. Queste parole non le possiamo afferrare, non le possiamo far nostre una volta per tutte. Abbiamo continuamente bisogno di rileggerle, abbiamo ogni giorno di nuovo bisogno di udirle, abbiamo bisogno che ci parlino, che rinnovino ogni giorno la loro funzione di segni per indicarci la direzione della nostra vita.
Il segno serve a questo: a indirizzare il nostro sguardo verso Dio, dalla terra al cielo, perché il significato del segno non si esaurisce in quello in cui si manifesta ma rimanda ad altro, indica lassù dove è l’origine e la fine del senso del mondo. Se teniamo lo sguardo troppo fisso qui, in basso, non capiamo, non possiamo capire la pienezza della nostra vita, non possiamo cogliere l’oltre verso cui il segno indica.
Un bambino, segno della promessa di Dio che si realizza....ci vuole fede per capirlo perché un bambino non parla, non ci rassicura che quello in cui crediamo è proprio la verità di Dio.
Ci vuole fede per credere che Dio ha mandato come salvezza efficace un bambino inerme che non può farsi capire in nessun modo, che non ci spiega, che non ci parla. Ci vuole fede a festeggiare la sua nascita in un mondo che schiaccia con crudele indifferenza i deboli. Ci vuole fede a credere che Dio ha deciso di rivelarsi a noi attraverso i balbettii di un neonato.
Forse l’amiamo proprio per questo Gesù, perché fin dalla comparsa tra di noi si è dato totalmente a noi; prima con le tenere carni indifese di un bambino, poi con le carni straziate dai chiodi sulla croce.
Come si può non amare chi fa dono di sé dalla nascita alla morte?
Dio in Gesù, fin da subito, ci dice che Lui è qui per noi, amorevolmente e tragicamente offerto a noi in tutta la sua onnipotente debolezza. La vita di Dio nella vita di Gesù è una traiettoria di amore crescente verso di noi, questo bambino del racconto è il primo segno di ciò che Dio ha deciso di donarci.
Un segno, potenza in atto; e se non percepiamo questa forza dinamica del segno, non possiamo capire la vastità immensa del progetto di Dio per noi. I pastori hanno visto solo un neonato in fasce ma la loro fede ha svelato loro il segno della immensa capacità dell’amore di Dio per noi. Amen
past. Eleonora Natoli - Natale 2014 da www.chiesavaldesetrapani.com