Natoli lascia Marsala. Un Tribunale diretto con metodo e piglio organizzativo
Cominciò tutto con ascensore guasto. Era il 2011 e il Tribunale di Marsala aveva di nuovo un presidente, e che presidente, Gioacchino Natoli. Giudice istruttore nell'ufficio diretto da Antonino Caponnetto, assieme a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e tanti altri, Natoli si occupò del maxiprocesso, degli omicidi di Mattarella e La Torre, dell'inchiesta su Andreotti. Poi nel 2011, la nomina a Marsala. E come prima Natoli cosa dovette constatare che non tutto funzionava al Palazzo di Giustizia, e che bisognava rimboccarsi le maniche, cominciando dall'ascensore che lo aveva tenuto bloccato per qualche minuto il giorno del suo arrivo, fino ai problemi di organico. "Quanti giudici ci sono a Marsala" chiese Natoli al cancelliere. "Sulla pianta organica, ventidue - fu la risposta - ma di fatto ce ne sono solo dodici, ne mancano dieci". "Dobbiamo fare uno sforzo sovrumano per tentare di migliorare l'efficienza della giustizia - disse Natoli pubblicamente alla prima occasione a Marsala - , sia pure con gli uomini che vanno diminuendo di giorno in giorno a causa della riforma Brunetta. Un paese che non ha una pubblica amministrazione e una giustizia efficiente, è un paese destinato a suicidarsi". Cominciò così un lavoro instancabile, quasi maniacale, se non sovrumano, per curare al meglio l'organizzazione di un ente rivoltatato come un calzino. Da un lato il tentativo di aprirsi al pubblico, rendendo pubblici ad esempio i report sul funzionamento delle varie sezioni, incontrando periodicamente i giornalisti, o eliminando la inutile pratica dei badge da rilasciare all'ingresso. Poi tutto un lavoro per migliorare gli uffici, a cominciare dalle cancellerie, dove le strigliate di Natoli divennero subito una specie di leit - motiv. Così come le sue mail "circolari" ai magistrati per fare il punto sul carico di lavoro, migliorare i processi e i tempi. Questi ultimi poi sono diventati l'ossessione di Natoli, tanto che per smaltire l'arretrato si è messo anche lui a tenere i processi (tra i quali due tra i più importanti processi tenuti negli ultimi anni, "Campus Belli", con l'assoluzione del'ex Sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, ed Eden, con la condanna di Patrizia Messina Denaro). Alla fine i risultati sono arrivati, con il Tribunale di Marsala ai primi posti in Italia per efficenza, e una nomina alla presidenza della Corte d'Appello a Palermo che sembrava questione di giorni e che è finalmente arrivata, a coronare a 67 anni la sua carriera. Nel mezzo, la partita di calcetto con gli altri magistrati del giovedì, un piccolo incidente di percorso di salute che non lo ha bloccato più di tanto, memorabili sfuriate in aule e fuori ad avvocati scomposti, agenti che ostacolavano l'uscita di sicurezza, impiegati del tribunale poco efficenti. E ancora: la battaglia per non fare chiudere il Tribunale nel 2013, un amore mai sbocciato -nè tantomeno ricambiato, dicono - con il Procuratore Alberto Di Pisa, e il grande totem del nuovo tribunale, che è pronto, è lì, è costato 12 milioni di euro, ma che per Natoli non è in grado di assolvere bene alla sua destinazione. Il problema sarebbe legato alla presenza di colonne in alcune aule, di percorsi dedicati ai detenuti, di alcune stanze buie. Chissà ora cosa farà il suo successore, nella speranza che arrivi presto. D'altronde, i numeri del Tribunale di Marsala dicono che si può lavorare bene, e indietro non si deve tornare: il Tribunale di Marsala è il miglior della Sicilia per le cause civili, con il 4,7% degli affari ultratriennali pendenti e il terzo a livello italiano dopo quelle di Lanciano e Trieste, con i magistrati che, peraltro, hanno un carico medio di lavoro pari a 457 fascicoli pro-capite. Oggi nel tribunale di Marsala operano complessivamente 20 giudici a fronte dei 22 previsti oltre ai due presidenti di sezione. Ci sono 76 unità di personale a fronte degli 84 previste. Tutto ciò fa si che il Tribunale sia al 92° posto nella graduatoria nazionale per gli amministrativi che assistono i giudici.
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