La tarantella trapanese sulla mozione di sfiducia al Sindaco Damiano
La tarantella trapanese sulla mozione di sfiducia al sindaco Vito Damiano, con buona pace di tutti, si è conclusa.
Se le sono cantate di santa ragione. Attacchi bilaterali, trasversali, ma, alla fine, poca politica. Anzi, la oolitica era la grande assente. Giochi di potere a iosa, salvataggio delle poltrone avvenuto correttamente.
Nessuno vuole più questo sindaco, o quasi. Il deputato regionale e consigliere Mimmo Fazio lo rinnega, Salone idem, i forzisti lo volevano a casa. Incapacità amministrativa, dicono. Non è un politico, affermano. Eppure tre anni or sono sul palco erano tutti li, insieme appassionatamente con il senatore Antonio D'ali, a sostenere il candidato Damiano e il suo curriculum non era di certo "politico". Perché tanto stupore, allora? Certo, ci si può sempre ravvedere, ma qui siamo di fronte ad uno scambio di poltrone più che ad una vera e propria tutela della città. In buona sostanza sembra che sia più una operazione politica che una disamina effettiva sulle incapacità amministrative.
Nel frattempo Vito Damiano e' già al lavoro per formare una Giunta di responsabilità pubblica, come la chiamano. Una sorta di governo sulla carta tecnico, ma con nuovi assessori però che verranno proposti dal mondo della politica, Paolo Ruggirello docet.
Quindi Vito Damiano torna a dialogare con la politica e a dare posti in giunta a chi non ha votato la sfiducia. Così pare.
Nel frattempo Forza Italia continua a perdere pezzi.
Il consigliere forzista Lamia, assente ininfluente, per la votazione della mozione di sfiducia al sindaco di Trapani, si è risentito del fatto che essendo stato attaccato insieme agli altri assenti non abbia trovato sponda tra i consiglieri del suo stesso partito e soprattutto non si è sentito tutelato e difeso dalla Forza Italia trapanese.
Lamia, infatti, dichiara che la città di Trapani ha bisogno di un progetto politico nuovo ma sostanzialmente avulso dalle logiche politiche di Forza Italia. Secondo luic'è bisogno di un partito territoriale aperto.
Sembra l'addio al senatore D'ali che rischia di rimanere davvero con i pochi eletti.
Nel frattempo un altro consigliere forzista, Totò La Pica, si dimette dal consiglio comunale adducendo motivazioni che lo porterebbero lontano da questo modo di amministrare la città. In verità da ambienti vicini si parla di un accordo siglato innanzi al coordinatore provinciale, senatore D'ali, così da consentire all'ultimo dei non eletti, il neo consigliere Peralta, di giungere in sala consiliare.
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