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30/11/2015 06:30:00

Ascesa e caduta di Michele Licata. Affari e guai del 're' del turismo a Marsala

Marsala, siamo nel 2013. La città, amministrata da Giulia Adamo, è pronta per vivere il suo anno di Capitale europea del Vino. Si dice che sarà una grande opportunità per il turismo. Il punto di svolta. Vengono create, su spinta della amministrazione, associazioni di tutti i tipi. I ristoratori, i noleggiatori di auto, i noleggiatori di barche, i tassisti, gli albergatori…. Tutti. C’è l’intenzione di fare sistema. Michele Licata, imprenditore, re delle strutture turistiche, viene nominato presidente dell’associazione degli albergatori. E’ una nomina quasi scontata, per il re del turismo a Marsala. Ora, da ‘leader’ eletto del turismo a Marsala, Michele Licata, vede il suo impero sgretolarsi sotto i colpi delle inchieste giudiziarie a suo carico per reati fiscali.
Giovedì la Sezione Misure prevenzione del Tribunale di Trapani, su proposta della Procura di Marsala e della Guardia di Finanza, ha sequestrato tutti i suoi beni per un valore di 127 milioni di euro. E’ il sequestro più imponente fatto in Italia per “pericolosità fiscale” e non per fatti connessi con la criminalità organizzata, come di solito viene usato lo strumento del sequestro preventivo. Il sequestro di questi giorni si accavalla a quello della scorsa primavera fatto dalla Procura di Marsala con l’inchiesta aperta per truffa, evasione fiscale e poi riciclaggio. Per la Procura “la propensione a traffici delittuosi e a vivere col provento di delitti dimostrati dal Licata emerge peraltro dal suo lungo curriculum criminale, protrattosi con continuità dal 1997, perciò per quasi un ventennio”. La Procura usa proprio la parola "criminale". E' il declino di un imperatore, di un imprenditore "spregiudicato", per usare sempre termini della Procura, che in questi anni non ha lasciato neanche una briciola.
 

Affari di famiglia
In tutti questi anni l’imprenditore ha potuto ereditare il regno del padre, Mariano, per trasformarlo in un impero.  Delfino e Volpara, erano in principio le attività di famiglia. Poi arrivò il Baglio Basile, imponente resort a Petrosino, e il Delfino Beach Hotel, lussuoso hotel vicino al Delfino, sala ricevimenti a due passi dalla spiaggia. Le attività di Licata però si sono sviluppate anche in altri settori. Dalle cooperative sociali per l’assistenza sanitaria, agli alimentari.
Truffe, evasione fiscale, riciclaggio, ma non solo. I guai di Licata, negli ultimi anni, provengono soprattutto dalla sua sete di ampliarsi sempre di più, talvolta a scapito delle norme ambientali. E sempre coinvolgendo i suoi familiari, intestando loro beni e società. Il decreto di sequestro, emesso dal Tribunale di Misure di Prevenzione di Trapani, è stato emesso nei confronti di Michele Licata, coniuge, Maria Vita Abrignani, delle figlie Valentina, Clara Maria e Silvia, della madre, Maria Pia Li Mandri, del genero, Roberto Cordaro. A loro erano intestati beni, conti correnti e quote delle società sequstrate: Delfino srl, Delfino Ricevimenti srl, Roof Garden srl, Rubi srl, Don Mariano srl, L’Arte Bianca srl, Punta d’Alghe srl, Rakalia Srl, Sweet Temptation Srl, Wine Resort di Abrignani Maria Vita & C. sas, Sole Associazione cooperativa onlus. 
Le attività della famiglia Licata, appunto, non si concentravano solo sul settore turistico. Alberghi, resort, lidi, ma non solo. C’era un interessamento anche per le strutture sanitarie per l’assistenza ad anziani, soggetti con disabilità. Ad occuparsi di questo filone sarebbe stato in particolare Roberto Cordaro, genero di Licata, e figlio del consigliere comunale del Pd Pino Cordaro.
Nell’inchiesta di aprile la Procura sequestrava i beni per oltre 100 milioni di euro di Licata e delle figlie Valentina e Maria Clara, per l’ipotesi di reato di evasione fiscale e truffa ai danni dello stato. Il mese scorso sono finiti indagati tutti gli altri membri della famiglia con l’accusa di evasione fiscale, truffa, ricettazione, riciclaggio e auto-riciclaggio. Nel corso delle perquisizioni vennero scoperti 50 mila euro in contanti e 1 milione e 200 mila euro in assegni. Dall’inchiesta di ottobre è emerso che Michele Licata, per evitare di subire ulteriori sequestri, avrebbe tolto somme di denaro dai sui conti correnti per versarli su quelli di suoi familiari (la moglie Maria Vita Abrignani, di 53 anni, la madre Maria Pia Li Mandri, di 76 anni, e la figlia Silvia, di 21) fino all’inchiesta di aprile non indagati, ma che adesso, per questo, devono rispondere del reato di ricettazione, come pure la figlia Valentina, di 28 anni, e il genero Roberto Cordaro.


Torrazza

Il re delle strutture ricettive ha fatto più volte parlare di sè riguardo quello che stava succedendo nella spiaggia e nella zona protetta di Torrazza, a Petrosino.Torrazza è finita al centro di un caso di speculazione e abusivismo edilizio, culminato con un’inchiesta della magistratura e il sequestro di un’area di 18 ettari. E’ la vicenda del complesso turistico alberghiero che stava costruendo la Roof Garden srl di Michele Licata. Un’area enorme, di 18 ettari, rientrante nella zona umida dei Margi Nespolilla. Tutta una zona che Licata piano piano è riuscito a comprare, lotto per lotto, fino a creare un unico campo, quasi da Monopoli. E un progetto che prevedeva campi da golf, hotel, tutta una serie di vie interne, fino ad arrivare al mare, alla spiaggia di Torrazza, dove la Roof Garden aveva costruito un lido che doveva essere stagionale, ma che non lo era. Dove aveva cominciato a costruire le strutture ricettive, che sulla carta erano dei caseifici ma a guardarli non ne avevano l’aspetto. Il tutto è finito sotto sequestro. E i reati contestati sono quelli di lottizzazione abusiva, abusivismo edilizio con l’aggravante di essere avvenuto in una zona a protezione speciale quale è l’area umida dei Margi. Parte di quei terreni Licata li ha comprati da Calcedonio Di Giovanni, imprenditore di Monreale destinatario di un sequestro preventivo del valore di 450 milioni di euro, tra cui il residence Kartibubbo, a Campobello. Per la Dia Di Giovanni ha fatto fortuna grazie alla mafia. Che legame c’è tra Di Giovanni e la Roof Garden di Michele Licata, a parte la somiglianza tra Kartibubbo e il complesso abusivo di Torrazza, e i sequestri milionari? Una compravendita da circa 500 mila euro. Perchè una delle aziende riconducibile a Di Giovanni, in realtà intestata alla moglie Orsola Sciortino, era proprietaria dei terreni di Torrazza. 15 ettari ricadenti nella zona dei Margi che prima di mettere in liquidazione la società di Di Giovanni vende in blocco alla Roof Garden di Michele Licata. Una delle società sequestrate a Di Giovanni 40 anni fa volevano creare a Torrazza una roba simile a quella che aveva progettato Licata. Il lido Le Torrazze nel frattempo è stato demolito perchè, appunto, non aveva i requisiti di stagionalità ed era dunque abusivo.

Il tabacchino al Baglio Basile
Storia simile per il tabacchino che sorge all’ingresso del Baglio Basile, imponente struttura ricettiva, con spa, sala ricevimenti, piscine. Sulla carta era un deposito per bici, doveva essere montato solo per l’estate, invece nel 2013 si scopre che, anche questo, non aveva materiali e impostazione stagionale. Era abusivo, in sostanza. Licata viene condannato alla demolizione e al pagamento di una multa di 15 mila euro.

 


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