12/12/2016 06:35:00

Marsala e gli altri comuni senza fogne a norma. Così si rischia una maxi multa

L’Italia rischia una maxi multa dall’Unione Europea per la raccolta e il trattamento delle acque reflue. Molti comuni italiani non hanno un sistema di depurazione e lo smaltimento delle acque reflue non avviene secondo le direttive dell’Unione Europea. Sono ottanta gli agglomerati urbani fuori norma. E tra questi ci sono anche diversi comuni della provincia di Trapani, come Marsala, Campobello, Castelvetrano, Partanna, Mazara, Trapani-Erice, Favignana.
Una multa salatissima che graverà all’Italia, e soprattutto ai comuni inadempienti. La richiesta è di 62,7 milioni di euro. A cui "va aggiunta una multa di circa 347mila euro per ogni giorno" di ritardo che l'Italia potrebbe accumulare a partire dalla futura sentenza della Corte di giustizia. E’ quanto ha chiesto la Commissione europea in un nuovo ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Il ricorso ha fatto tornare sul taccuino la questione dello smaltimento delle acque reflue, del sistema fognante di molti comuni in Sicilia. Buona parte sono fuori norma, molti comuni costieri hanno degli scarichi in mare, e la stassa Legambiente, nel suo rapporto annuale, ha delineato una situazione non proprio limpida.
Marsala, ad esempio, è uno di quei comuni per cui è stata aperta la procedura contro l’Italia dalla Commissione Europea. Si tratta di una sentenza della Corte di Giustizia del 2012, con cui si intima i comuni inadempienti a porre rimedio alla situazione di illegalità. In questi giorni, poi, la Commissione ha chiesto una multa per il non rispetto di quella sentenza.


La sentenza stabiliva che i Comuni dovessero dotarsi di rete fognarie come stabilivano le direttive europee. Lo Stato italiano avrebbe dovuto controllare che i comuni si adoperassero. Ma nè uno, nè gli altri hanno portato avanti, in quattro anni, ciò che sentenziava la corte di giustizia europea. Adesso si rischia una maxi multa.
Tutto, come al solito, si poteva evitare, se i problemi fossero stati affrontati per tempo.
Perchè la procedura dell'Unione europea, sulla depurazione delle acque, è iniziata addirittura nel 2004. 12 anni in cui i Comuni siciliani, Marsala inclusa, sono stati praticamente inattivi, o quasi, su questo ronte. La Sicilia è oggetto di tre procedure per i depuratori non attivi e i liquami che finiscono in mare. La prima, dicevamo, è del 2004, quando a capo della Commissione europea c'era Romano Prodi, e arriva ai giorni nostri con la maxi multa che potrebbe essere inflitta, e riguarda 51 agglomerati urbani con oltre 10 mila abitanti. Nel 2009 è scattata un'altra procedura per i centri medi, per cui nel 2013 l'Italia è stata condannata. L'ultima procedura è del 2014, è ancora all'inizio e riuarda 175 centri siciliani.
Anche in questo caso il destino sembra essere sengnato, con una maxi multa che potrebbe arrivare a breve sulle teste dei siciliani.
Marsala da anni ha pronto un progetto per la rete fognaria del centro urbano e della periferia. Lavori per oltre 23 milioni di euro che dovrebbero rimettere a nuovo le fognature, e far rientrare la città nel solco della legalità. Anche a Marsala, città di mare, sono presenti degli scarichi a mare, che ufficialmente dovrebbero trattare acque bianche, ma spesso non sono proprio così.
La rete fognaria di Marsala è uno di quei progetti inseriti nel Patto per la Sicilia, ossia quei fondi che erano stati previsti anni fa ma sbloccati, pare, solo adesso.
Nell'ultima relazione sullo stato d'attuazione firmata dall'assessore Vania Contraffatto si parla dell'avvio dei cantieri, tra gli altri, di Marsala, Castelvetrano, Castellammare del Golfo. Avvio dei cantieri che ancora non è arrivato però.
Nel frattempo per ogni giorno di ritardo la maxi sanzione aumenta.
In Sicilia ci sono impianti di depurazione già realizzati, ma sono fermi, inattivi, come se non ci fossero. Su 437 impianti 86 sono inattivi. Prendiamo la provincia di Trapani. Ci sono 37 impianti di depurazione, di cui il 22% è fuori servizio. Secondo Legambiente, che ogni anno produce il dossier sull’ecosistema urbano che analizza l’efficienza della depurazione delle acque, in Sicilia solo 3 milioni di persone sono servite da impianti di depurazione, quasi la metà degli abitanti. E in molte frazioni costiere i liquami vanno a finire in mare. In quel mare che è patrimonio di una economia turistica alla base di molte piccole realtà.

 



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