Selinunte. L’ecomostro degli Ingrasciotta e la concessione edilizia
Mancava il visto della Soprintendenza dei Beni Culturali. Ecco perché non poteva essere data la concessione edilizia alla società che costruì quello che in tanti definiscono un ecomostro nel centro di Marinella di Selinunte.
Lo dice una recentissima sentenza del Tar di Palermo, al quale si erano rivolti i condomini del Baglio Ferrara (che sorge proprio dietro “l’ecomostro”), per difendere la loro vista sul mare e la stabilità del pendio.
Il Comune di Castelvetrano aveva rilasciato la concessione edilizia nel 2005, limitandosi a verificare soltanto il rispetto dei parametri urbanistici, senza valutare (come avrebbe dovuto, dice la sentenza) l’impatto estetico della costruzione.
Dopo tutti questi anni, la struttura potrebbe essere quindi demolita, almeno nella sua parte superiore.
Costata oltre 6 milioni di euro di fondi pubblici erogati dal ministero dello sviluppo economico, era stata sequestrata nel 2008, quando Lorenzo, Giuseppe e Desi Ingrasciotta furono denunciati dai finanzieri per truffa allo stato, avendo fatto lievitare il costo di opere e forniture, facendo risultare al ministero il sostentamento di costi maggiori rispetto a quelli reali: determinate operazioni erano risultate ripetute dieci volte con lo stesso importo e alle stesse date.
Desi Ingrasciotta, ad appena 21 anni, nel 1998 era stata protagonista dell’acquisto del villaggio turistico “Punta Fanfalo” di Favignana. Un’asta immobiliare a cui aveva partecipato con una propria società perfino Emma Marcegaglia, che aveva offerto 4 miliardi di lire. Ma non ci fu niente da fare: vinse la “Desi Immobiliare”, mettendo sul piatto 9 miliardi.
Dopo circa sei mesi, si ebbe la possibilità di fornire una spiegazione a quell’enorme disponibilità economica: i soldi erano di Carmelo Patti, che ne divenne proprietario. Il “re delle vacanze”, ritenuto dagli inquirenti un prestanome della famiglia mafiosa del Belice (scomparso nel gennaio 2016), da dietro le quinte aveva neutralizzato gli altri concorrenti.
Oggi l’ecomostro, definitivamente confiscato, più che una cattedrale nel deserto è un monumento all’illegalità in pieno centro. E come altre strutture abbandonate, negli anni è stato preda dei vandali e dei ladri, che hanno portato via quasi l’intero impianto elettrico.
Non è una novità che l’impiego di soldi pubblici, alla fine diventi per Castelvetrano un problema da risolvere. Recentemente abbiamo raccontato anche le vicende del centro servizi “disintegrato” e del Palatenda. Quest’ultimo ancor più sfortunato, perché oltre ai vandali, a detta del sindaco Errante, a fare ulteriori danni si sarebbe accanito anche un mulinello d’aria.
Piove sul bagnato. Anzi, soffia sul vandalizzato.
Egidio Morici
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