Mafia ad Alcamo, oggi nuova udienza preliminare del processo "Freezer"
Mafia ad Alcamo, oggi nuova udienza preliminare del processo scaturito dall'operazione "Freezer".
Sono finiti davanti al gup di Palermo, Lorenzo Iannelli, gli 11 indagati arrestati a Febbraio con l'operazione antimafia "Freezer". I pm della Dda Marzella e De Leo hanno chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli undici indagati: Ignazio Melodia, Salvatore Giacalone, Antonino Stella, Filippo Croce Cracchiolo, Vito Turriciano, Giuseppe Di Giovanni, Alida Maria Lauria, Leonardo Palmeri, Leonardo Zanca, Roberto Lo Meo e Diego Ruggieri.
L'indagine condotta dagli uomini della Squadra Mobile e della Dia appurò come tra Alcamo e Castellammare il boss Melodia era riuscito a mettere su un'organizzazione criminale. Nelle intercettazioni registrate tra il 2012 e il 2016, Melodia (medico di professione) si vantava di comandare in mezza provincia. Melodia per le sue condanne da tempo è stato licenziato dalla Asl presso la quale lavorava, ma è rimasto iscritto all’albo dei medici della provincia di Trapani.
Nel corso dell'udienza preliminare i due pm hanno chiesto di inserire tra le carte del processo anche le intercettazioni di un'altra indagine antimafia, l'operazione "Visir" che il 19 maggio scorso ha portato all'arresto di 14 soggetti, tra cui il boss Vito Vincenzo Rallo, ritenuti membri della famiglia mafiosa marsalese. In queste intercettazioni, infatti, si fa riferimento alla mafia di Alcamo e si indica Melodia come il capo.
I legali della difesa Lauria e De Graziano hanno chiesto un rinvio per poter esaminare gli atti, e nell'udienza di oggi il gup dovrà decidere se ammettere o meno le intercettazioni presentate dai pm.
Le cimici hanno svelato altresì l’influenza esercitata dai clan durante le ultime elezioni amministrative. Tra gli indagati figura infatti Giuseppe Di Giovanni, compagno del chirurgo Alida Maria Lauria, candidata al Consiglio comunale lo scorso anno con la lista «Insieme di può». La donna ottenne 140 voti e non riuscì ad essere eletta. Tuttavia le cimici hanno registrato le minacce, con la pistola in pugno, che Di Giovanni avrebbe esercitato a carico di potenziali elettori della compagna, che risulta indagata per favoreggiamento in quanto a conoscenza del metodo illecito di accaparrare voti.
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