60 anni fa il naufragio del "Città di Trapani"
Oggi ricorre il 60° anniversario del naufragio del "Città di Trapani".
Il Cittá di Trapani non era nato sotto una buona stella. Varata assieme alla nave gemella Cittá di Marsala alla fine degli anni ’20, é inizialmente adibita al trasporto passeggeri. Dopo l’entrata dell’Italia nel secondo conflitto mondiale, la nave trasporta le truppe combattenti nelle zone di guerra e se ne allontana dopo aver fatto il pieno di feriti. Purtroppo il primo dicembre 1942 una mina, o forse un siluro, al largo di Biserta ne interrompe la navigazione per sempre. Tutto chiaro fin qui, nessun mistero, é la guerra. E infatti il primo affondamento del Cittá di Trapani non ci interessa. Quello che interessa é la storia della sua nave gemella, la Cittá di Marsala che a guerra finita viene ribattezzata Cittá di Trapani in ricordo della nave scomparsa.
Il nuovo Cittá di Trapani trasporta passeggeri per conto della TIRRENIA. Sono le 11 di mattina del 4 dicembre del 1957 e un violento temporale si sta abbattendo su Trapani. La nave al comando del fiumano Pietro Justin é in arrivo da Cagliari con 13 persone a bordo, ma si incaglia all’entrata del porto di Trapani, un miglio a ponente di Torre Ligny. Arrivano immediatamente in soccorso tre rimorchiatori, il Pirano, il Trieste e il Maltempo, un elicottero, una squadra di palombari e numerosi pescherecci accorsi dal vicino porto, ma le condizioni atmosferiche giá pessime, peggiorano ulteriormente. Tra mille difficoltá la nave viene evacuata, ma alcuni uomini rimangono intrappolati all’interno dello scafo. Al calar della sera la tempesta non accenna a calmarsi e anche il Pirano stesso si incaglia, va a sbattere sugli scogli e, a causa del violentissimo impatto, alcuni rottami vengono scagliati contro il villino Nasi. Il Pirano si spezza e affonda. Alla fine muoiono sei persone, due del Pirano e quattro del Cittá di Trapani. Alcuni resti umani verranno ritrovati addirittura a Nubia.
L’indomani il cielo é sereno e il mare é ricoperto da un surreale tappeto verde. Sono le mandorle che erano parte del carico del Cittá di Trapani, che ora galleggiano in acqua. Le operazioni di recupero possono proseguire, ma sono ostacolate nei giorni successivi dal tempo che peggiora di nuovo. Dopo 77 giorni un violento uragano, l’ennesimo, riduce la nave a brandelli e mette la parola fine alle operazioni di recupero. Il relitto, o quello che ne rimane, resta visibile per decenni dalla terraferma per poi scomparire misteriosamente.

Cosa ha fatto affondare il Cittá di Trapani, per ironia del destino, proprio davanti alla cittá di cui portava il nome? E perché il dio dei venti ha scagliato una cosí violenta tempesta come se avesse fretta di fare affondare la nave e farla dimenticare per sempre? Domande finora senza risposta.
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