Petrosino, Lottizzazione abusiva a Torrazza, indagati anche tre tecnici e un imprenditore
C’è un colpo di scena nel caso dell’indagine sfociata nel processo a Michele Licata per “lottizzazione abusiva” finalizzata alla cementificazione di una “zona a protezione speciale” alle spalle della spiaggia di Torrazza.
Adesso, infatti, per concorso in lottizzazione abusiva sono indagati anche altri quattro: tre tecnici e un costruttore. Sono gli architetti Giovanni Cammarata, tecnico “storico” di Licata, Gianluigi Pirrera e Gian Piero Lentini, progettista dello stabilimento balneare, e l’imprenditore Giuseppe Sciacca.
Tutti, secondo l’accusa, avrebbero avuto un ruolo nel progetto di “cementificazione” di Torrazza. Ai quattro è stato notificato l’avviso conclusione indagini preliminari.
Un atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Ed è per il loro coinvolgimento che Michele Licata, difeso dall’avvocato Carlo Ferracane, ha deciso di non sottoporsi all’esame nel processo che lo vede imputato davanti al giudice monocratico Lorenzo Chiaramonte. Le sue dichiarazioni, infatti, potrebbero anche pregiudicare ulteriormente la posizione dei quattro indagati. Oltre che la sua. Nell’ultima udienza, intanto, avrebbero dovuto testimoniare due tecnici del Comune di Petrosino, che è parte civile rappresentato dagli avvocati Giuliano Pisapia e Valerio Vartolo. Ma i due tecnici, l’ingegnere capo Vincenzo Tumbarello e il geometra Gaspare Giacalone, non si sono fatti vedere in Tribunale. E per questo, il giudice Chiaramonte ha inflitto loro un’ammenda di 200 euro ciascuno, disponendo che vengano nuovamente citati per il 22 febbraio. Lo scorso 29 settembre, era stato ascoltato un altro tecnico del Comune di Petrosino: l’architetto Vito Laudicina, responsabile del settore urbanistica e abusivismo. Laudicina, che nel dicembre 2016 ha annullato le licenze edilizie rilasciate tra il 2003 e il 2004 per la realizzazione di Baglio Basile, ha ribadito che l’area di Torrazza è sottoposta a vincoli ambientali, tra i quali quelli previsti dalla Convenzione di Ramsar. Nella zona di Margi Nespolilla e Torrazza, la società “Roof Garden” avrebbe voluto realizzare, in realtà, secondo l’accusa, un grande complesso turistico. In barba anche ai vincoli di natura ambientale della zona. A sostenere l’accusa è il pm Antonella Trainito.
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