Mussolini "torna" nella commedia di Luca Miniero
di Leonardo Agate
Siamo a meno di un mese dal giorno delle elezioni politiche, in piena campagna elettorale. La legge elettorale, che è una truffa, manderà al Parlamento due terzi di parlamentari nominati dai partiti in listini bloccati. Gli italiani avranno in Parlamento una rappresentanza imposta dai capi -partito che hanno compilato le liste. E’ vera democrazia questa?
Stando così le cose, non ci resta che piangere o ridere. Meglio ridere; meglio quindi andare a vedere il film di Luca Miniero, “Sono tornato”, commedia che fa pensare molto di più dei talk show in cui si blatera quasi ogni sera di populismo e di pericolo fascista.
Il primattore, che impersona il Duce, è un somigliante Massimo Populizio, molto bravo. La regia, la sceneggiatura e il montaggio sono ineccepibili. Lo spettacolo è assicurato, con un Mussolini che riemerge dalla tomba e ritrova la sua Italia molto cambiata in tutto, tranne che nell’incapacità di governarsi.
Preso a braccio da un giovane che vorrebbe diventare regista, il redivivo dittatore fa il giro d’Italia in un furgone normalmente adibito al trasporto delle mozzarelle. Ascolta, in giro, le lamentele e i bisogni dei concittadini. Si rende conto che la sua rentrée, può essere utile per rimettere la nazione in sesto. Alla fine viene smascherato, nella sua vera natura, da una vecchietta, scampata ad Auschwitz. A questo punto il film diventa drammatico. Come capita nelle migliori commedie.
Che il Fondatore dell’Impero sia stato un dittatore, vanaglorioso e dannoso, non ci sono dubbi; ma che il popolo italiano non abbia saputo trarre dalla Storia gli elementi che lo affrancassero dagli antichi mali, è pure vero. L’instabilità politica della Repubblica è stata notevole, con 64 Governi che si sono succeduti in 70 anni; l’inefficienza burocratica è rimasta; il potere dell’alta finanza non è scemato; il divario tra le classi meno abbienti e quella dei ricchi è aumentato; la nostra poca credibilità all’estero è dipesa dalle figure che sono state presidenti del Consiglio.
Che un vago e crescente sentimento di avversità a questa corrotta democrazia aleggi sul Paese, è osservazione comune, e sempre di più diventano coloro che vorrebbero persone più autorevoli al comando: le mezze cartucce che si propongono di governarci, fanno sorridere cani e gatti.
Che l’Italia sia davvero un Paese che è inutile tentare di governare, perché sostanzialmente ingovernabile? Può darsi, ma questa è una frase storica di Mussolini.
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