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15/03/2018 06:00:00

Mafia. Se anche gli eredi dei Salvo finiscono sotto scacco dei boss...

 Non c'è più mondo, verrebbe da dire. Se anche gli eredi dei potenti cugini di Salemi, Nino e Ignazio Salvo, i signori delle esattorie siciliane, per molto tempo gli uomini più ricchi d'Italia, finiscono sotto scacco dei boss.

E' uno dei particolari che emergono dall'ultima operazione antimafia di due giorni fa, chiamata "Pionica", dal nome della contrada che riguarda proprio la storia che andiamo a raccontare. 

Gli eredi dei Salvo, oggi, sono indebitati con le banche e sono finiti in un giro di ricatti ed estorsioni. 

Scrivono gli investigatori che le indagini  "svolte da diversi angoli prospettici, con l'importante contributo di collaboratori/ dichiaranti (FOGAZZA Attilio e NICOLOSI Nicolò/CIMAROSA Lorenzo) e la rivalorizzazione dei dialoghi captati tra Vito GONDOLA e altri associati mafiosi  ha permesso di ricostruire gli interventi dell'associazione mafiosa nelle aste giudiziarie relative dei terreni dei coniugi SALVO e, in particolare, un'operazione economica connessa all'aggiudicazione dei terreni agricoli di SALVO Giuseppa, gestita interamente dall'associazione mafiosa trapanese, nella sua articolazione composta dalle famiglie mafiose di Salemi e Vita, appartenenti al mandamento di Mazara del Vallo, con. il concorso esterno degli imprenditori intervenuti sia in fase di aggiudicazione dei terreni all'asta che quali acquirenti finali".

Di cosa si tratta? Nel 2012, una grande proprietà intestata a Giuseppa Salvo, la moglie di Antonio Maria Salvo (il nipote di Ignazio), viene messa all’asta per quasi 139mila euro. Si tratta di sessanta ettari di terreno. Vengono acquistati da Roberto Nicastri, che, secondo gli investigatori, agisce per conto del fratello Vito, il famoso imprenditore "re del vento". I terreni vengono acquistati all'asta per un ottimo prezzo, e rinvenduti ad una società di San Giuseppe Jato, vicina sempre ad ambienti mafiosi. Per ottenere i terreni una sera, a casa Salvo, si presenta il boss Michele Gucciardi, ed è la stessa signora a raccontare la visita alla Dia di Trapani, dicendo: "Ho avuto paura per la mia famiglia". Gucciardi è molto chiaro: i terreni, dovevano essere venduti a chi dicevano loro. Non solo, bisognava rinunciare ai diritti per sui vigneti, i cosiddetti "catastini", in modo da fare quadruplicare il valore.

Il marito cerca una mediazione, invita il boss magari a prendere un altro terreno, ma se lo era aggiudicato un altro imprenditore che non era "di fiducia". Tra l'altro Antonio Maria Salvo è uno che con la mafia ci sa trattare: arrestato nel 1996 per mafia, è stato condannato in primo grado a sette anni, e assolto nel 2002, ma ha avuto applicata la soverglianza speciale per mafia.  Dicono i pentiti che dopo l’omicidio di suo zio, nel settembre 1992, cercò di stringere un rapporto con Giovanni Brusca,perchè temeva per la sua vita. Ed è conosciuto da Matteo Messina Denaro, dato che ilpentito Vincenzo Sinacori racconta che Salvo si era impegnato a finanziare le famiglie mafiose trapanesi per l'acquisto di droga. 

La vicenda della vendita del terreno mette in agitazione la famiglia mafiosa. Emerge anche la responsabilità dei fratelli GUCCIARDI, Vito e Gaspare Salvatore (solo omonimi del boss Michele di Salemi), i quali mettevano a disposizione i locali del proprio baglio in località Chinea per consentire incontri riservati tra associati, anche in relazione alla gestione dell'affare relativo ai terreni in C.da Pionica, attivandosi poi - a seguito del rinvenimento di un gps (scambiato erroneamente per una microspia) - per veicolare tale notizia all'interno dell'associazione mafiosa ed organizzare una estesa "bonifica, con l'intervento del pregiudicato mafioso SCANDARIATO Girolamo, che individuava una microspia nei locali del baglio e interrompeva le intercettazioni ambientali, fino al quel momento foriere di importanti informazioni sull'associazione mafiosa e sulla stessa operazione sui terreni della SALVO.

Delle sorti dei terreni appartenenti invece a SALVO Antonio, marito di SALVO Giuseppa, si discuteva nel corso di riunioni riservatissime, finalizzate anche alla veicolazione della corrispondenza  da e per il latitante, cui partecipavano Vito GONDOLA detto "Coffa", al vertice del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, lo stesso Michele GUCCIARDI a capo della famiglia mafiosa di Salemi e SCIMONELLI Domenico, della famiglia mafiosa di Partanna, anch' egli arrestato (insieme a GONDOLA Vito, GUCCIARDI Michele, GIGLIO Sergio ed altri soggetti) nell'agosto 2015 proprio perché ritenuti al centro del sistema di comunicazione con il latitante. 

Da questa vicenda emerge la natura compatta di Cosa nostra in provincia di Trapani, con un  capo, Matteo Messina Denaro e le famiglie dei quattro mandamenti.  L’operazione sul terreno in contrada Pionica è stata pilotata dal mandamento di Mazara del Vallo, a cui appartenevano le famiglie coinvolte quella di Vita e di Salemi. Ci sono soggetti  come Vito Gondola che fino all’ultimo giorno di vita ha professato la sua fede nell’organizzazione mafiosa o come Salvatore Crimi che per tradizione appartengono a Cosa nostra o Girolamo Scandariato il cui padre è ritenuto il capo della famiglia di Calatafimi.

Come questa compattezza sia funzionale per l'organizzazione lo spiega bene Mario Giuseppe Scinardo, socio di Nicastri in alcune iniziative economiche. Interrogato dai magistrati, dichiara:  «L' assicurazione del pagamento del pizzo alla mafia evitava ogni problema in loco; la pace così assicurata richiamava investitori».

Intanto, sono previsti per oggi i primi interrogatori nei confronti dei dodici arrestati. Intanto il Wwf ha sospeso cautelativamente dalla carica il Direttore della Riserva regionale di Torre Salsa, Girolamo Culmone.