Il caso dei passaporti rubati alla Questura di Trapani, poliziotto rimane in carcere
Il gip di Trapani Antonio Cavasino ha respinto la richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa per il poliziotto Angelo Patriarca, 57 anni, da tempo in servizio al commissariato di Marsala, arrestato la mattina dello scorso 15 marzo insieme al 32enne marocchino Rachid Dalal per la vicenda dei permessi di soggiorno e dei 400 passaporti in bianco sottratti alla Questura di Trapani per essere immessi sul mercato clandestino.
Per Patriarca, l’avvocato Francesco Vinci (che presto, probabilmente, sarà affiancato dal collega Vincenzo Forti) aveva chiesto gli arresti domiciliari. Ma il gip ha detto “no”.
Patriarca rimarrà, quindi, dietro le sbarre del carcere Regina Coeli di Roma. Intanto, pare che subito dopo l’arresto, interrogato dai suoi superiori, il poliziotto abbia sostanzialmente confessato.
E anche se il verbale dell’interrogatorio non potrà essere utilizzato nelle successive fasi processuali perché condotto in assenza di un legale, non può che costituire un macigno sul capo del poliziotto, originario di Roma, ma marsalese d’adozione (ha anche sposato una marsalese). Nel frattempo, al poliziotto sono stati sequestrati non solo i conti correnti, ma anche la somma (poco meno di 10 mila euro) che aveva incassato, con un mutuo, appena un paio di giorni prima di essere arrestato. La difesa ha chiesto il dissequestro di almeno una parte del mutuo fatto con la Findomestic per consentire ai suoi familiari di poter fare fronte alle spese quotidiane. Emerge, intanto, che Angelo Patriarca non avrebbe incassato molto per la sua opera di servitore “infedele” dello Stato. Avrebbe avuto mille euro prima di entrare in azione e poi altri 200 al momento della consegna a Rachid Dalal (difeso da Diego e Massimiliano Tranchida) dei 400 passaporti in bianco, con la promessa, pare mai mantenuta, di avere una percentuale sulla loro vendita.
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