08/04/2018 06:00:00

Cani a Castelvetrano. Il progetto “innovativo” della polizia municipale

  Il canile di Castelvetrano è pieno di cani già sterilizzati. Difficile quindi l’ingresso di altri randagi.

La legge siciliana permette, dopo gli infruttuosi tentativi di adozione, di rimettere gli animali per strada (col chip a nome del comune). Ma in questo caso diventa inapplicabile, visto che sono quasi tutti anziani, malati o cresciuti in canile da quando erano cuccioli.

E anche se il canile venisse svuotato domani, i cani da accalappiare rimarrebbero lo stesso in giro: il furgone del comune è ancora fuori uso. Da mesi. Dopo un intervento di circa 400 euro al motore, ci vuole ancora la batteria e bisogna aggiustare il freno a mano. Se no, niente revisione.

 

Si dirà, ma fino ad ora come si è fatto? Ci hanno pensato le associazioni animaliste con i propri mezzi o, più raramente, il comune con le auto del verde pubblico.

 

La polizia municipale ha però pensato ad un progetto (più o meno “innovativo”) da proporre alla commissione straordinaria per abbattere il randagismo. Ecco perché i vigili, mercoledì scorso, hanno invitato ad una riunione le associazioni animaliste, i veterinari Asp e i responsabili del canile.

Il progetto, pensato dal commissario della polizia municipale Tommaso Inze rillo e dall’ispettore Salvatore Macaluso, ancora abbozzato, si baserebbe sulla collaborazione gratuita delle associazioni. Le quali dovrebbero accalappiare i cani (insieme ad un vigile, un impiegato della struttura e, se del caso, un veterinario dell’Asp), portarli in canile e, dopo la microchippatura e la sterilizzazione rimetterli sul territorio. Un intervento a settimana, a turno, tranne il weekend.

 

E se c’è un’emergenza sabato sera o domenica? Un cane ferito o in difficoltà? Il progetto, secondo i vigili, riguarderebbe soltanto gli orari di apertura del canile. Negli altri casi, riferiscono alcuni animalisti presenti alla riunione, si percorrerebbero “le vie normali”. Insomma, quelle vie che abbiamo descritto poco tempo fa, quando furono trovati tre cuccioli appena nati: “Non è competenza nostra”, “li porti da un veterinario”, “li riporti dove li ha presi che poi interveniamo”, “se li tenga a casa e domattina si vede”.

 

E va beh, le cose sono perfettibili, in fin dei conti si tratta solo di una bozza. Ma il progetto potrebbe diventare il fiore all’occhiello della città, con l’apporto di tutte le associazioni. Ma proprio tutte.  Compresa la Laica di Liliana Signorello che, come è noto, è a processo presso il tribunale di Marsala per il reato di maltrattamento di animali. In sostanza la Polizia Municipale che, nel 2015 era presente durante il sequestro penale dei rifugi abusivi per cani ad opera dei Carabinieri del NAS di Palermo, mercoledì scorso chiedeva la collaborazione della stessa presidente della Laica per combattere il randagismo.

Certo, non ci sono condanne definitive. Per cui, un’eventuale collaborazione con il comune sarebbe perfettamente legittima anche se inaccettabile sul piano dell’opportunità. Soprattutto nel contesto di un comune commissariato per mafia, dove l’attenzione alla legalità dovrebbe andare oltre le sufficienze giuridiche.

E dire che uno scivolone peggiore era stato già preso dal vicino comune di Campobello di Mazara quando addirittura aveva affidato alla signora Signorello un servizio antirandagismo da 9.500 euro, ritornando però sui suoi passi ed annullando quell’ingombrante delibera.

 

Ad ogni modo, l’innovazione primaria del progetto consisterebbe nell’avvalersi delle competenze delle associazioni animaliste nell’accalappiare i randagi. Per dirla senza fronzoli: li facciamo accalappiare a loro, che sono bravi. Eppure qualche anno fa, il comune aveva fatto fare dei corsi di accalappiamento a sette dipendenti, che hanno conseguito una sorta di patentino. Ad oggi, nonostante i corsi siano costati 350 euro di soldi pubblici, nessuno di loro ha mai accalappiato nemmeno un pulcino. Si dice pure che alcuni “patentati” abbiano perfino paura dei cani.

Intanto, il numero dei controlli e delle sanzioni sull’obbligo del microchip sono di quelli che fanno tremare i polsi: zero.

 

Egidio Morici