I criminali dei "bambolotti" che speculano sui bimbi annegati in mare
"La persona che ha messo in rete il fotomontaggio di un bambolotto in mano ai soccorritori (per dimostrare che non si tratta di un bambino annegato, ma di un falso orchestrato dalla propaganda “buonista”) è un criminale.
Ci siano o non ci siano leggi in grado di incastrarlo, importa relativamente: è un criminale di fronte alla coscienza e persino al buon senso della comunità in cui viviamo.
Un avvelenatore — tra i tanti — che versa veleno nell’acquedotto di parole e pensieri al quale tutti ci abbeveriamo. E non è una metafora: è un avvelenamento vero, che fa vittime, intorbida lo sguardo pubblico, falsifica la realtà, peggiora la convivenza.
Accadrà, in futuro, che si guardi a questi anni con sgomento, chiedendosi come sia stato possibile che in rete, ovvero in pubblico, si potesse agire sotto copertura (come criminali, appunto), con l’alibi vigliacco dell’anonimato, con il sudicio compiacimento di chi colpisce nell’ombra.
Si mostra un documento per andare in albergo, per una transazione economica, tale e quale dovrebbe essere la norma in rete: entri solo se sappiamo chi sei.
Ci arriveremo, in ritardo ma ci arriveremo, quando sarà passata la sbornia e quando — soprattutto — chi specula sulla quantità del traffico sarà messo nelle condizioni di non nuocere.
Nel frattempo, la sola difesa è far sapere ai falsari che non sono intrepidi manipolatori, sono farabutti. Quanto agli imbecilli che condividono e ritwittano le più orrende panzane senza farsi mezza domanda, già stanno pagando un caro prezzo: il prezzo di vivere e pensare da imbecilli".
Lo scrive oggi Michele Serra su Repubblica. Qui sotto l'immagine di un altro dei tanti post criminali apparsi in questi giorni.

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