Così hanno tentato di uccidere Antonino Mistretta a Marsala
Una discussione per un debito di poche centinaia d’euro. Poi lo sparo, e la pallottola che trafigge Antonino Mistretta si infilza tra la scapola e la nuca. Lui, Mistretta, rimane a terra sanguinante. Chi ha sparato si dà alla fuga per le vie del centro di Marsala.
Chi ha sparato, secondo quanto hanno ricostruito Polizia e Carabinieri, è Francesco Dardo. E’ giovane, giovanissimo, Dardo, ha solo 20 anni, ma alle spalle ha diversi precedenti.

Adesso al suo curriculum si aggiunge l’accusa di tentato omicidio. Spara e scappa. Non scappa invece Sebastiano Cascio, che assiste alla discussione, che assiste al momento in cui Dardo estrae la calibro 22 e fa fuoco. Resta lì a soccorrere Mistretta, lo porta in ospedale. Lo salva, in qualche modo, ma poi si fa sostanzialmente complice di chi ha tentato di uccidere Mistretta. E’ stato arrestato pure lui, ieri, da Polizia e Carabinieri, per favoreggiamento. Avrebbe concordato con Dardo una versione falsa da riferire agli inquirenti.
Questa è la dinamica dei fatti ricostruiti dagli inquirenti sul tentato omicidio di Mistretta, 52 anni, che si trova ancora in prognosi riservata a Palermo.
L’uomo è stato portato al pronto soccorso di Marsala la sera del 3 novembre scorso.
Ad un primo controllo sembrava che la ferita fosse stata causata da un coltello, invece, era dovuta ad una pallottola esplosa da una pistola di piccolo calibro che ha colpito l’uomo tra la scapola e la nuca, provocandogli una grande perdita di sangue. Viste le condizioni critiche i medici hanno deciso per il trasferimento dell’uomo all'ospedale Villa Sofia.
Nelle prime fasi delle indagini gli inquirenti hanno interrogato Sebastiano Cascio. Anche lui ha dei precedenti, e fornisce delle versioni contrastanti su quanto accaduto. Si cerca di capire qualcosa in più. Nei giorni successivi vengono seguiti i movimenti di Cascio, vengono usate anche intercettazioni. Si scopre la dinamica.

Si scopre che subito dopo aver portato Mistretta in ospedale, Cascio tornava da Dardo, i due sono parenti, e concordavano insieme la versione dei fatti da riferire. Dice agli inquirenti che Mistretta, già ferito e a bordo della propria auto lo aveva raggiunto presso la sua abitazione chiedendogli di accompagnarlo all’ospedale.
Nei giorni successivi le intercettazioni hanno permesso anche di appurare che Dardo, con l’aiuto di un’altra persona indagata, aveva provveduto alla distruzione dell’arma, una pistola calibro 22, che è stata presumibilmente segata.
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