iPhone nuovo vs ricondizionato: pro e contro di entrambi
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“A tutti questi già quando gli da 50 euro, 20 euro per fare la spesa…”. In vista delle elezioni regionali del 2017 in Sicilia la famiglia mafiosa di Trapani era a lavoro.
Occorreva procacciare i voti ai politici ‘amici’. E’ l’ottobre del 2017 quando Pietro Virga, figlio del boss ergastolano Vincenzo e insieme al fratello Francesco a capo del mandamento di Trapani, in un incontro riservato in un garage di via La Commare, spiegava il da farsi a Michele Martines, anche lui finito in carcere oggi nel blitz antimafia ‘Scrigno’ dei carabinieri del Comando Provinciale di Trapani.
“Mi sto giocando tutte le carte per questi politici – diceva non sapendo di essere intercettato -, vedi che mi devi dare una mano. Una mano buona. Dobbiamo raccogliere voti… tu lo sai che se le cose vanno bene a me… vanno bene a tutti, mi pare che è stato sempre così qua…”.
E i voti i boss di Trapani li avrebbero dovuti raccogliere per Paolo Ruggirello, ex deputato regionale del Pd, e per Ivana Inferrera, che nel 2017 fu candidata alle Regionali con l’Udc. In cambio non solo denaro ma anche l’assunzione di personale, operai specializzati nel campo dell’edilizia, da utilizzare nei cantieri riconducibili Antonino D’Aguanno, marito di Inferrera, anche lui arrestato e presidente delle piccole e medie imprese con diversi interessi nella provincia di Messina. I voti potevano essere rastrellati ad esempio in contrada Amabilina, un quartiere di Marsala dove vivono famiglie in precarie condizioni socio-economiche. “A tutti questi già quando gli da 50 euro, 20 euro per fare la spesa…” dice Pietro Virga. “I Virga avevano stretto accordi con più candidati, ma solo uno di essi era stato sollecito rispetto a quanto concordato” spiegano gli investigatori. A non versare subito quanto pattuito sarebbe stato proprio Ruggirello. Ritardi che avevano infastidito Pietro Virga. “io dopo una settimana che lui non si faceva vedere… dall’accordo… secondo te combattevo ancora con lui?” dice parlando con il fratello e spiegando che si era trovato costretto a relazionarsi con altri. Poi la soluzione. Si sarebbe adoperato per ripartire equamente i voti che avrebbero raccolto tra i candidati da loro appoggiati. “Con questi, la parte di questo lato, io vedo qua quanti ne abbiamo… la metà di quelli che ha detto lui, basta”. Anche se, spiegano gli investigatori, i propositi di ripartizione dei voti non saranno del tutto attuati perché quasi tutti i voti raccolti saranno concentrati su un solo candidato Ivana Inferrera, a discapito di Ruggirello. “Deve salire a dritta… il marito è uno che ha amicizie forti là a Roma. E se noi arriviamo a questa a portarla là, qualche cosa possiamo concludere è giusto?”, spiegava Virga, che pur non pronunciando il nome della candidata forniva indicazioni per identificarla: “giusta è lì con Turano, è Udc. Abbiamo a questa qua, il marito almeno così pare a disposizione di… con Musumeci sono fifty fifty”.
E Ivana Inferrera, archeologa, inserita nella lista Udc-Musumeci presidente, capeggiata da Mimmo Turano, era l’unica donna candidata nella città di Trapani.
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