Mafia, Salemi: Salvatore Angelo e il figlio tornano in libertà
Il Riesame di Palermo ha annullato le ordinanze di custodia cautelare che lo scorso 16 aprile avevano visto arrestati i salemitani Salvatore e Andrea Angelo, padre e figlio, nell’ambito di un’indagine condotta dai carabinieri di Trapani e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Undici (sei in carcere e cinque ai domiciliari) erano stati gli arresti ordinati dal gip di Palermo per presunti mafiosi e imprenditori sull’asse Palermo-Salemi. Salvatore Angelo era stato posto ai domiciliari, mentre il figlio Andrea era stato rinchiuso in carcere.
Adesso, il Tribunale del Riesame di Palermo ha accolto l’istanza di libertà avanzata dall’avvocato difensore Giuseppe Ferro di Gibellina. I reati contestati dalla Dda agli undici indagati sono associazione mafiosa, corruzione, turbativa d’asta, trasferimento fraudolento di valori, ricettazione e autoriciclaggio. In passato, il 75enne Salvatore Angelo è stato ritenuto uno degli imprenditori vicini a Matteo Messina Denaro e dopo un precedente arresto e la condanna per mafia, gli è stato confiscato il patrimonio, tra cui alcune aziende edili e vitivinicole. Secondo gli investigatori, Salvatore Angelo, uscito dal carcere nel 2019, dopo essere tornato in libertà avrebbe ripreso il suo ruolo al servizio di Cosa Nostra. In particolare nel settore del riciclaggio di denaro. Al centro delle indagini c'è un tesoro milionario depositato in un conto di una filiale di Francoforte della Deutsche Bank. Il denaro sarebbe appartenuto a esponenti mafiosi palermitani sconfitti nella seconda guerra di mafia da Totò Riina. Con la morte di Riina nel 2017, questi boss sono tornati a Palermo, con l'obiettivo di recuperare i loro patrimoni mai sequestrati. A Salvatore Angelo e al suo entourage sarebbe stato affidato il compito di recuperare una prima tranche di soldi, 12 milioni di euro, dal conto tedesco. L'operazione è stata commissionata da Michele Micalizzi, genero del boss Rosario Riccobono, e da Salvatore Marsalone, ex fedelissimo di Stefano Bontate. Le intercettazioni disposte dalla Procura hanno svelato il piano di Angelo e dei suoi complici. Un fidato esperto del riciclaggio, Giuseppe Burrafato, ha trasferito i 12 milioni di euro dalla Deutsche Bank a un conto Hsbc sempre a Francoforte. Burrafato è stato intercettato mentre parlava di altre due operazioni di riciclaggio da 4,9 e 38 milioni di euro. Le indagini hanno, inoltre, portato alla luce un incontro tra Burrafato, emissario di Angelo, e Paolo Nirta, reggente della 'ndrangheta Nirta Strangio, avvenuto in Calabria nel febbraio 2020. L'obiettivo era quello di realizzare altri affari, tra cui il cambio di un ingente quantitativo di vecchie lire. Le intercettazioni hanno rivelato che Angelo godeva di un "nulla osta a 360 gradi", che gli permetteva di muoversi liberamente in Sicilia. Secondo la Procura, questo "nulla osta" sarebbe stato ottenuto grazie ai suoi agganci con Matteo Messina Denaro.
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