Trattativa Stato-mafia, comincia il processo d'appello
"Non vi è prova che i contatti tra carabinieri del Ros e Vito Ciancimino si sostanziarono in una 'trattativa' tra lo Stato e la mafia", "anzi vi sono le prove contrarie". E ancora. "Il giudice che ha emesso la sentenza non ha creduto a Massimo Ciancimino e al 'papello' consegnato dallo stesso". E sulla sostituzione ai vertici del Dap tra Nicolò Amato e Adalberto Capriotti, avvenuta nel giugno 1993, è "emerso in modo cristallino come gli autori dell'avvicendamento siano stati Scalfaro, Conso ed i cappellani carcerari" e "non il generale Mori".
A un anno esatto dalla sentenza di primo grado del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, prende il via oggi il processo d'appello che vede ancora alla sbarra, tra gli altri, l'ex capo del Ros, il generale Mario Mori che in primo grado venne condannato a 12 anni di carcere, come il capitano Giuseppe De Donno, ad 8 anni. La difesa dei due ufficiali, in vista dell'appello, rilancia.
Al processo trattativa, in primo grado, venne condannato a 28 anni di carcere anche il boss mafioso Leoluca Bagarella - e la Procura ne aveva chiesti 16 - a 12 anni l’altro mafioso Antonino Cinà, a 12 anni l'ex senatore Marcello Dell’Utri. E poi 12 anni al generale Antonio Subranni e a Massimo Ciancimino, superteste creduto ma 'bacchettato' dagli stessi giudici. (Adnkronos)
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