Turi: se regionalizzi la scuola c’è un problema serio
Ci si sta rendendo conto che la scuola non è come altri sistemi: se regionalizzi la scuola c’è un problema serio – non usa mezzi termini Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, da sempre nettamente contraria ad ogni ipotesi di regionalizzazione del sistema nazionale di istruzione. Da un lato abbiamo la scuola statale di questo Paese che istruisce, educa, include, crea identità, coesione, sostiene il pensiero critico, il senso di cittadinanza. Dall’altro c’è l’idea, che ciclicamente viene riproposta, di pensare all’istruzione come ad un affare, possibilmente regionale. La proposta di un costo standard di sostenibilità è un modo di prendere soldi pubblici per darli alle scuole private – ribadisce Turi. E’ il risultato della pressione costante di una lobby che preme sulla politica affinché maggiori risorse possano essere destinate alle scuole private. Questo giustificato dall’ipotesi di lasciare spazio alla scelta delle famiglie. Ora se abbandoniamo l’idea di una istruzione pubblica, statale, di qualità, per tutti, e guardiamo ai soldi dello Stato, in mano alle famiglie, che possono utilizzarle nelle scuole private o nelle scuole pubbliche, apriremmo a una sorta di mercato non sempre trasparente.
A questa prima ragione di contrarietà – continua Turi – se ne aggiunge un’altra congiunturale. Pensare alla scuola in un’ottica di mercato, magari privata, di dimensione regionale, ci porterebbe su scenari incerti giustificati da risparmi. Quando si parla di risparmiare – riflette Turi – nella scuola significa tagli alla spesa degli stipendi del personale. Proprio quegli stipendi che stiamo cercando in ogni modo di aumentare. Questa logica fa il paio con la proposta dell’autonomia differenziata che finirebbe per perseguire gli stessi obiettivi. Il rischio – ribadisce Turi – è la privatizzazione della funzione dello Stato, che deve rimanere pubblica. Scenario che non possiamo assolutamente permettere si realizzi.
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