11/08/2019 09:01:00

Marsala, immigrazione clandestina: torna in libertà l'imprenditore Giuseppe Vasile

E’ tornato in libertà l’imprenditore edile marsalese Giuseppe Vasile, 62 anni, arrestato lo scorso 23 luglio dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’indagine “Sea Ghost” con le pesanti accuse di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri.

A rimetterlo in libertà (Vasile era rinchiuso nel carcere di Trapani) è stato il Tribunale del Riesame di Palermo, che ha accolto la richiesta dell’avvocato difensore Erino Lombardo.

Per i giudici del Riesame, come per la difesa, non sussistono i gravi indizi di colpevolezza. L’imprenditore originario di Castelvetrano è rimasto coinvolto nell’indagine di Fiamme Gialle e Dda di Palermo per un “favore” fatto ad una vecchia conoscenza dei tempi in cui andava a scuola.

Un “si” di troppo che si è rivelata una grave imprudenza. L’imprudenza di Vasile, ha spiegato l’avvocato Lombardo, è stata quella di aver detto “si” al 59enne pregiudicato marsalese Angelo Licciardi - ritenuto al vertice di un’organizzazione criminale che con potenti gommoni avrebbe trasportato sulle coste siciliane migranti e sigarette estere - quando questi gli ha chiesto se poteva “parcheggiare” un gommone all’interno dell’area (in via Salemi) dove Vasile ha la sede operativa della sua impresa edile. Il gommone, secondo Fiamme Gialle e Dda, sarebbe stato uno dei natanti utilizzati per trasportare migranti e “bionde” dalla Tunisia alla Sicilia. E Vasile si è ritrovato ad essere accusato come uno dei promotori dell’organizzazione, alla quale, secondo gli investigatori, avrebbe fornito mezzi finanziari per l’acquisto dei gommoni, gestendo la logistica dei natanti e la loro custodia in locali nella sua disponibilità. Un imprenditore che realizza gommoni, inoltre, ha dichiarato che Vasile gli avrebbe commissionato due natanti. “Ma ciò non è affatto vero – afferma l’avvocato Erino Lombardo – I gravi indizi di colpevolezza non sussistono, come attestato dai giudici del Riesame, perché non sussistono i fatti addebitati a Vasile, che risulta totalmente estraneo ai reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e contrabbando di tabacchi lavorati esteri”. Nell’operazione “Sea Ghosts”, sono state fermate otto persone, 4 tunisini e 4 italiani. Indagata anche una moldava. I migranti, chiamati “agnelli”, e talvolta minacciati con pistole e coltelli, venivano trasportati dal nord Africa alla Sicilia, una rotta ormai consolidata, insieme con le sigarette di contrabbando, utilizzando gommoni veloci, in grado di viaggiare di notte anche a 30 nodi. A bordo, 10-12 persone e 250-300 chili di “bionde”. Per la traversata, il costo del biglietto sarebbe oscillato da 1500 a 4000 euro a persona. Al vertice dell’organizzazione ci sarebbero stati i marsalesi Angelo Licciardi (negli anni ’90, arrestato e condannato per fatti di droga) e Giuseppe Vasile, nonché il tunisino Nizar Zayar, tutti in carcere. Licciardi si sarebbe occupato della gestione contabile, curando la ripartizione dei guadagni e provvedendo, con Vasile, ad acquisto e custodia delle imbarcazioni. In carcere sono finiti anche altri tre tunisini che operavano sulle sponde africane. Ai domiciliari, invece, la 46enne marsalese Giuseppa Randazzo, titolare dell’omonima ditta individuale, nonché rappresentante legale di una cooperativa agricola, che secondo l’accusa avrebbe fraudolentemente contribuito a regolarizzare i migranti sbarcati attraverso la stipula di “fittizi contratti” di lavoro dipendente al duplice fine di consentire, da un lato, ai clandestini di ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e, dall’altro lato, di percepire indebite indennità di disoccupazione agricola a danno dell’Inps. La Randazzo, sostengono inoltre gli investigatori, aveva manifestato il suo ruolo attivo nell’organizzazione anche mettendo a disposizione di Nizar Zayar, uno degli arrestati, la propria abitazione per consentire lo smistamento dei migranti appena sbarcati.