20/10/2019 06:00:00

Suicidi, proteste e aggressioni. La situazione drammatica delle carceri siciliane

Continua – tra la quasi totale indifferenza delle istituzioni democratiche – la situazione drammatica dei penitenziari del Paese ed isolani, in particolare. Carenze di organico, ormai insostenibili, ed altre criticità sono state snocciolate giovedì scorso dalla ‘UILPA Polizia Penitenziaria’ presso la sala stampa dell’Assemblea regionale siciliana.


IL J'ACCUSE DEL SINDACATO – “La polizia penitenziaria – dichiara Gioacchino Veneziano, segretario generale del sindacato Uilpa degli agenti penitenziari in Sicilia – in questi primi sei mesi del 2019, ha gestito oltre 2.100 ‘eventi critici’ tra cui atti di autolesionismo, manifestazioni di protesta collettive e singole, colluttazioni, tentati suicidi, tentativi di evasioni, ferimenti ed altro, ma ad oggi, al netto della parole il ministro di Grazia e Giustizia, Alfonso Bonafede, il Capo del Dipartimento e tutti gli organismi, nazionale e regionali, non stanno facendo nulla per evitare il peggio”.

L’UCCIARDONE DI PALERMO – Oltre agli ‘eventi critici’ le radici del malessere che li provocano sono da ricercare altrove: carenze di organico – dovute per quattro mila unità al ministro Madia, ai tempi del Governo Renzi. Sotto accusa anche ‘l’edilizia carceraria borbonica’ – come ha definito, quella relativa all’Ucciardone di Palermo, la deputata nazionale di Fratelli d’Italia, Carolina Varchi, membro della Commissione Nazionale Giustizia – “non idonea ad ospitare un carcere, né per i detenuti, né per la polizia penitenziaria. Ho presentato più volte interrogazioni parlamentari – ha continuato Varchi – per le quali non abbiamo ottenuto risposte. La problematica – ha concluso il deputato di destra – è dovuta anche ad una massiccia presenza nelle carceri italiane di extracomunitari”.

 

I NUMERI DEL DISAGIO NEI PRIMI 6 MESI DEL 2019 – 466 le manifestazioni di protesta collettive; 276 danneggiamenti di beni; 87 i vitti rifiutati; 402 le manifestazioni di protesta; 2 le evasioni: una da permesso ed una dal penitenziario; 43 i ferimenti; 460 le colluttazioni; 61 i tentati suicidi; 2 i suicidi consumati; 296 gli atti di autolesionismo.

E NEL TRAPANESE? – Gli Istituti di pena censiti dal report, in provincia, sono tre: il ‘P. Cerulli’ di Trapani; il ‘G. Barraco’ di Favignana; la casa circondariale di Castelvetrano. Quest’ultimo penitenziario è quello che in provincia detiene il record di sovrannumero in relazione alla popolazione carceraria: quasi il 30% in più di quello che dovrebbe ospitare, cioè 55 detenuti, a fronte di una capienza massima di 44 e con 52 agenti penitenziari in servizio. Meno gravi le condizioni di sovrannumero a Favignana, con un 15% in più di internati rispetto alla capienza prevista: 93 sui 108 effettivi, ma con appena 68 custodi penitenziari. Il carcere di Trapani pur non essendo ‘piena’ di ospiti: 521 su 554 disponibili, ha un rapporto poliziotto - carcerati di 1 a 2, con tutto ciò che comporta in termini di sicurezza e non solo. “A Trapani – ha ricordato Veneziano – la gente si è barricata in casa durante la recente evasione, vista la particolare pericolosità sociale dell’evaso”.

TUTTO NOTO MA ANCORA, E SEMPRE, TUTTI ASSENTI – La situazione è da tempo nota alla politica nazionale che, a sentire Veneziano, fa orecchie da mercante: vecchi e nuovi Governi, la musica non cambia. “Sui tagli imponenti al personale di Polizia Penitenziaria – afferma il sindacalista – abbiamo attaccato l’allora ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione nei Governo Renzi e Gentiloni, Marianna Madia; i 5 stelle non si sono impegnati per nulla sul territorio siciliano”.


I ‘MICRO’ TELEFONINI
– Sono considerati nella fattispecie ‘altri oggetti’ i cosiddetti micro telefonini, in possesso dei detenuti e rinvenuti in diverse carceri italiane: incredibile ma vero. E i possessori non sono perseguiti penalmente poiché il codice penale, attualmente li considera tra gli oggetti proibiti si, ma non talmente degni da perseguire penalmente gli utilizzatori: circa 600 casi registrati in Italia. La Uilpa ha proposto di modificare il codice penale ed inserire le relative pene, insieme a tante altre proposte. Idee e suggerimenti che saranno rinnovati nell’imminente incontro, che il sindacato degli agenti penitenziari avrà col ministro di Grazie e Giustizia, Alfonso Bonafede.


Alessandro Accardo Palumbo
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