Carcere di Trapani, detenuto dà un pugno ad un poliziotto
Nuova aggressione alle carceri di Trapani. Ieri, un altro episodio di violenza. Un detenuto tunisino ha sferrato un pugno al volto di un agente di polizia penitenziaria in servizio nella sezione denominata Mediterraneo.
Il poliziotto stava facendo la conta dei reclusi quando è stato colpito da dietro le sbarre. Soccorso dai colleghi è stato trasportato al pronto soccorso del Sant’Antonio Abate. “Purtroppo – dichiara il segretario generale del Sappe, Donato Capece – le nostre istanze continuano a non essere ascoltate. Da tempo denunciamo la carenza di personale nell’istituto penitenziario trapanese che è stato ancora una volta teatro di una aggressione. Parole, le nostre, al vento”.
Adesso è allarme. Non più casi isolati, aggressioni sporadiche, episodi occasionali, ma una vera e propria azione sistematica contro gli agenti di polizia penitenziaria in servizio alle carceri di Trapani. Ieri, un nuovo caso: un poliziotto colpito in pieno volto da un pugno che gli è stato sferrato da un detenuto tunisino.
“Sesta aggressione nell’arco di tre mesi”, denuncia Gioacchino Veneziano segretario generale della Uipa che da anni si batte per migliorare le condizioni di sicurezza della casa circondariale Pietro Cerulli. Una lotta, la sua, contro i mulini a vento. Una lotta contro la miopia e la sordità di una classe dirigente che ancor non ha capito – o peggio finge di non aver capito – che l’istituto penitenziario del capoluogo è una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro. E le aggressioni sono tetri segnali.
Chi non li sa leggere farebbe meglio a fare un passo indietro e a cambiare lavoro. Non si può continuare a giocare con la pelle degli agenti che, con cadenza quotidiana, operano nelle carceri. Costretti a gestire situazioni ormai insostenibili. Soli, abbandonati, ignorati. A Trapani ci sono seicento detenuti. A vegliare su di loro un centinaio di agenti. Troppo pochi.
“Francesco Basentini, il capo della polizia penitenziaria, – afferma Veneziano – è venuto, nei primi di dicembre, per ascoltare i direttori e mettere in campo strategie per migliorare soltanto, a quanto pare, le condizioni dei detenuti, ma non ha voluto incontrare i sindacati. C’è una politica del buonismo sulla pelle dei poliziotti aggrediti ormai giornalmente”. Infine, una proposta provocatoria: “Invitiamo direttori, radicali, magistrati di sorveglianza e qualche politico di prestare servizio accanto a noi per rendersi contro delle difficoltà con le quali devono convivere i poliziotti penitenziari”. Tra pochi giorni ricorrerà l’anniversario della morte dell’agente di polizia penitenziaria, Giuseppe Moltanto, ucciso dalla mafia. Da allora, però, era l’antivigilia del Natale 1995, non è cambiato niente in termini di tutela e di sicurezza per quanti operano nelle case di reclusione.
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