16/01/2020 07:00:00

Lotta alla mafia, Don Ciotti a Marsala. Ecco cosa ha detto

«Voglio dire subito una cosa. Oggi, qui, a Marsala, non c’è Luigi Ciotti. Perché chi vi sta davanti rappresenta un “noi”, non un “io”». Comincia così l’intervento di don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione “Libera”, in una sala gremita del Centro Sociale di Sappusi, mercoledì 15 gennaio, per inaugurare le attività dell’iniziativa “100 passi verso il 21 marzo”, il primo giorno di primavera che corrisponde alla giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie.


Il “noi” di cui parla Ciotti prevede innanzitutto la capacità di ascolto. Già un’ora prima dell’incontro il fondatore del Gruppo Abele ascolta e conversa con la gente di Sappusi, con gli attivisti del Centro, con i giornalisti. È paziente, ascolta con attenzione, risponde con trasporto. Mentre sta ancora parlando fuori, lo avvisano che deve entrare perché possano iniziare. Anche in questo caso, dapprima, segue le riflessioni dei ragazzi di “Libera”, della rete degli studenti medi, dell’associazione “Arci Scirocco”. Seduto in disparte, appoggiato a una panca, in mezzo a tutti. Poi si avvicina, gli passano il microfono, e prende la parola: «La Legalità è diventata l’idolo del nostro paese. Non c’è più nessuno che non professi il suo impegno per la legalità. Soprattutto chi vive nell’illegalità! Abbiamo dimenticato che Giovanni Falcone affiancava al concetto di legalità quello di civiltà. Abbiamo dimenticato la civiltà».


 

 Rapiti dall’accorato discorso tutti lo stanno a sentire, e se qualcuno si distrae don Ciotti si interrompe per un attimo, lo riprende e poi ricomincia: «Nel nostro tempo assistiamo a tre grandi forme di povertà. Che sono i poveri, i migranti e i giovani. Ignorati dalla nostra società, traditi nelle speranze. Noi dobbiamo essere una spina nel fianco delle istituzioni che non fanno quello che devono fare».


Ciotti ricorda che questo ritrovo marsalese è solo l’inizio di un percorso che porterà alla giornata della memoria delle vittime di mafia, che verranno tutte ricordate, nome per nome, il 21 marzo a Palermo. Cita Papa Francesco a proposito del comandamento “Non uccidere”, che non comprende soltanto la violenza diretta, fisica, ma riguarda anche la violenza che noi perpetuiamo con l’indifferenza, con il disinteresse: «Scrive Papa Francesco: “L'indifferenza uccide. Ogni volta che esprimiamo disinteresse per la vita altrui, ogni volta che non amiamo, in fondo disprezziamo la vita. Non amare è il primo passo per uccidere; e non uccidere è il primo passo per amare”»


Chiude il suo intervento rivolgendosi al giornalista Rino Giacalone, seduto in prima fila, condannato dalla Corte di Appello di Palermo per aver diffamato il boss Mariano Agate. «Voglio dirti soltanto una cosa: Forza. Noi aspetteremo le ragioni della sentenza. Non lasceremo soli i giornalisti che cercano di dire la verità. Anche nel mondo dell’informazione ci sono i cortigiani, ma ci sono tanti bravi giornalisti che hanno perso la vita per il loro impegno. Non sentirti solo».


Invitato a parlare, Giacalone dice che è la prima volta che sente un così forte sentimento di solidarietà nei suoi confronti e una grande indignazione per l’accaduto.


Il pomeriggio finisce col ricomporsi della Libera Orchestra Popolare - che qualche giorno fa si è esibita al Teatro “Eliodoro Sollima” - per esemplificare in musica, col canto, l’impegno che don Ciotti chiedeva a ciascuno dei presenti.

 



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