19/05/2020 06:59:00

Traffico di esseri umani e sigarette dall'Africa a Marsala. Iniziato il processo

 E’ stata un’eccezione difensiva sollevata dall’avvocato marsalese Luigi Pipitone ad avviare, in Corte d’assise, a Trapani, il processo alle otto persone coinvolte, il 23 luglio 2019, nell’operazione “Sea Ghost” (associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta esseri umani e al contrabbando di sigarette estere) condotta dalla Guardia di finanza della Compagnia di Marsala.

Il legale ha chiesto che venga dichiarata la “nullità” del decreto di “giudizio immediato” disposto in gennaio dal gip di Palermo Antonella Consiglio su richiesta della Dda. E questo perché “non vi era l’evidenza della prova”. Sull’eccezione, la Corte si pronuncerà nell’udienza del 15 giugno.

Imputati nel processo sono i marsalesi Angelo Licciardi, di 60 anni, pregiudicato, ritenuto l’elemento di spicco della presunta organizzazione criminale, Giuseppe Vasile, di 63, imprenditore edile, e Giuseppa Randazzo, di 47, rappresentante legale di una cooperativa agricola, il trapanese Sergio Carpentieri, di 50, e i tunisini Montasar Bouaicha, di 30, Nizar Zayar, di 33, Fathi Taleb, di 35, e Nabil Zayar, di 37, gli ultimi due entrambi latitanti. Ieri, in aula, oltre all’avvocato Luigi Pipitone, legale di Licciardi e Carpinteri, c’erano anche gli avvocati Erino e Aurelio Lombardo (per Vasile), Ignazio Bilardello (per Randazzo), Luisa Calamia (per Montasar Bouaicha) e Francesca Frusteri (per Nizar Zayar).

Gli indagati chiamavano i migranti “agnelli” e li trasportavano dal Nord Africa alla Sicilia come merce, insieme con le sigarette di contrabbando, utilizzando gommoni veloci, in grado di viaggiare di notte anche a 30 nodi, sui quali caricavano 10-12 persone e 250-300 chili di “bionde”.

I membri dell’organizzazione trasportavano dalle coste tunisine a quelle siciliane i migranti, costretti a pagare tra i 1.500 e i 4mila euro e spesso minacciati con pistole e coltelli. Lo scorso anno, il blitz delle Fiamme Gialle scattò al termine di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, con prolungate attività di intercettazione telefonica e ambientale, e interventi di polizia in mare delle unità navali della guardia di finanza di Mazara. “Sea ghosts” in quanto fantasmi del mare, tra la Tunisia e le coste meridionali del trapanese. A Licciardi viene attribuito un ruolo di primo piano in quanto che si occupava della gestione contabile dell’associazione, curando in prima persona la ripartizione dei profitti e provvedendo inoltre, con l’ausilio di Vasile, all’acquisto e alla custodia delle imbarcazioni. L’imprudenza di Vasile, ha spiegato il difensore Erino Lombardo dopo la scarcerazione del noto imprenditore, è stata quella di aver detto “si” a Licciardi quando questi gli ha chiesto se poteva “parcheggiare” un gommone all’interno dell’area (in via Salemi) dove Vasile ha la sede operativa della sua impresa edile. Senza sapere nulla, secondo la difesa, in quali traffici veniva impiegato il gommone. I nordafricani, invece, curavano direttamente in Tunisia il procacciamento dei migranti e delle sigarette da trasportare, svolgendo anche le mansioni di scafisti. Sbarcati in Sicilia, i migranti venivano regolarizzati grazie alla “complicità” di Giuseppa Randazzo, che lo scorso luglio fu posta ai domiciliari e poi rimessa in libertà. “E’ vero. Alcuni dei 65 tunisini che ho assunto non hanno lavorato – disse la donna, difesa dall’avvocato Ignazio Bilardello, nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Marsala Riccardo Alcamo - Ma altri, invece, hanno lavorato. E comunque tutte le persone assunte erano già in possesso del permesso di soggiorno in Italia. Io non c’entro nulla con l’immigrazione clandestina”. Per l’accusa, però, la Randazzo provvedeva alla stipula di fittizi contratti di lavoro dipendente per consentire ai clandestini di ottenere e rinnovare il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e di percepire indebite indennità di disoccupazione agricola a danno dell’Inps. La donna avrebbe anche messo a disposizione di Zayar la propria abitazione per consentire lo smistamento dei migranti appena sbarcati.

Gli arresti domiciliari furono applicati anche a un altro componente italiano dell’associazione, Sergio Carpentieri, residente a Trapani, il quale ha fornito uno dei gommoni usati per gli sbarchi. L’inchiesta ha accertato che mediamente ogni clandestino trasportato pagava da 3mila a 8mila dinari tunisini (tra i 1.500 e i 4mila euro). A questi si aggiungeva il profitto dalle sigarette importate di contrabbando, per un guadagno di almeno 25mila euro a viaggio. Durante tutta l’indagine, avviata nel 2016, le fiamme gialle hanno intercettato in mare 5 “viaggi fantasma”, arrestando in flagranza di reato 6 scafisti, e sequestrando, tra l’altro, 990 chili di sigarette di contrabbando e tre gommoni.