Braccianti sfruttati, lo Stato confisca la cooperativa agricola Colombaia
Al centro di un’inchiesta della Guardia di finanza su “caporalato” e sfruttamento, la cooperativa agricola marsalese “Colombaia” è stata confiscata dallo Stato.
Nell’ambito di questo procedimento, per “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro” hanno già patteggiato la pena davanti al Gup i marsalesi Filippo e Giuseppe Angileri, di 80 e 50 anni, padre e figlio, e di Benedetto Maggio, di 42 (cognato di Giuseppe Angileri). Per il più anziano due anni di reclusione, con pena sospesa. Per gli altri due, invece, due anni e mezzo. A difenderli sono stati gli avvocati Piergiorgio Giacalone, Diego Tranchida, Giuseppe De Luca e Giuseppe Monteleone. Un romeno di 40 anni, Ion Lucian Ursu, attualmente latitante, è stato, invece, rinviato a giudizio e sarà processato davanti il Tribunale di Marsala.
Della coop confiscata (valore stimato: 400 mila euro. E la confisca è prevista dalla legge anche in caso di patteggiamento) Benedetto Maggio era il legale rappresentante, mentre Giuseppe Angileri sarebbe stato l’amministratore “di fatto”.
La cooperativa, che dallo scorso anno, quando scattò il sequestro preventivo, è in amministrazione giudiziaria, forniva manodopera soprattutto a grosse aziende del settore vitivinicolo (tra queste, la “Tenuta Gorghi Tondi”, “Calatrasi” e la “Abraxas vigne” di Pantelleria), comunque non indagate perché risultate all’oscuro dello sfruttamento. Nel triennio 2014/2016, le fatture emesse dalla Colombaia furono nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro.
E sulle cifre pagate dalle aziende committenti, i “caporali” avrebbero fatto la “cresta” a danno dei lavoratori. Almeno una ventina di euro al giorno per ogni bracciante. A questi ultimi, fino al 2013, la giornata veniva pagata intorno a 35 euro. Nel 2014, ci sarebbe stato l’aumento a 40 euro, mentre i committenti avrebbero pagato circa 60 euro per ogni giornata di lavoro. Un vero affare per i “caporali”. Non certo per chi lavorava. Per altro, senza le necessarie condizioni di sicurezza. Come accertato da Fiamme Gialle e Dipartimento di “Prevenzione tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro” dell’Asp di Trapani nel blitz effettuato in contrada Ferla l’1 dicembre 2016.
L’indagine, avviata su input di fonte confidenziale dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala, all’epoca diretta dal luogotenente Antonio Lubrano, è stata coordinata dal sostituto procuratore Antonella Trainito.
I braccianti sfruttati erano in gran parte romeni.
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