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24/06/2020 08:30:00

I pensieri che feriscono. "Nero di seppia" di Lavinia Spalanca

«Un aforisma», diceva Karl Kraus, «non si può dettare su una macchina da scrivere. Ci vorrebbe troppo tempo». Un pensiero semplice, efficace. Ma non più facilmente intuibile come quando è stato elaborato: perché ci vuole troppo tempo per scrivere un aforisma ovvero una riflessione istantanea breve e mordace? Non sarà come scrivere un tweet?

Le risposte ai nostri interrogativi le possiamo trovare leggendo gli aforismi raccolti in Nero di seppia. Pensieri e aforismi per il XXI secolo di Lavinia Spalanca, un libro che ha una grande qualità, irrintracciabile altrove: l’inattualità. Ha il coraggio di non inseguire alcuna moda, di non plasmarsi sui Twitter Trends di giornata, di essere controcorrente e iroso. Iroso, sì, pieno di rabbia, di una sana e santa rabbia che ci aiuta a definire il sentimento del tempo in cui ci troviamo immersi.

Nella sezione In-Civiltà, ad esempio, Spalanca scrive: «Le chat di gruppo sono come i film porno. Iniziano con due attori che si scambiano i convenevoli, e finiscono in un tragico baccanale». È un linguaggio crudo e diretto, il suo, non fa sconti alla follia collettiva che ci vede tutti indifferenti e succubi della sopraffazione tecnologica che ha preso largo nelle nostre vite.

Stigmatizzare, però, non è soltanto andare contro. Troppo facile, troppo facile parlare male di qualcosa o di qualcuno. Lo spirito che Spalanca dimostra nei suoi aforismi è diverso: vuole scrivere ciò che va storto, ciò a cui non crede, ciò di cui ha orrore, ma partendo sempre da un imprescindibile presupposto: se lo fa, è perché ama profondamente i temi che argomenta, biasima l’inciviltà perché ama troppo il senso di comunità che avverte in sé, condanna la decadenza del sistema scolastico italiano perché è tremendamente appassionata al suo lavoro di insegnante, si interroga se esiste ancora o no ciò che chiamiamo humanitas perché la ritiene il requisito essenziale per continuare a chiamarci donne e uomini.

Quest’ira che dimostra, quindi, è sana e santa ed è anche feconda. Ci servono questi suoi pensieri, per evitare di appiattire le nostre esistenze su un eterno presente privo di stimoli e per scongiurare la possibilità (o la certezza?) di scrivere una storia del tutto sbagliata: «Vogliono riscrivere la Storia: eliminando Gramsci e rimpiazzandolo con Povia».

Ritorniamo alle domande da cui eravamo partiti: ci vuole davvero così tanto tempo per scrivere un aforisma? Non basta compulsare un po’ la tastiera come quando si getta giù un tweet? No, non basta. Gli aforismi, le riflessioni, hanno bisogno di tempo. Non sono frutto di un veloce malcontento, sono il risultato di letture, di conversazioni, di solitari pensamenti, e poi, d’un tratto, di fugaci intuizioni o illuminazioni, sopraggiunge improvvisa un’immagine che può colpire e che può far male al lettore. Gli aforismi feriscono, più della prosa, più della poesia.

Che ce ne siano altre di raccolte di pensieri inattuali, la necessità del loro ruolo si manifesta ogni giorno sempre più evidente. E se come in Nero di seppia questi pensieri sono accompagnati dalle illustrazioni di un grande artista come Pino Manzella, allora oltre che necessari, diventano irrinunciabili.

Marco Marino

Nero di seppia. Pensieri e aforismi per il XXI secolo di Lavinia Spalanca
con le illustrazioni di Pino Manzella
Arsenio Edizioni, pp. 88, 13€



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