A Campobello resiste l’effigie di Matteo Messina Denaro
Cancellate con una vernice blu le scritte sul muro di una cabina elettrica, nella periferia di Campobello di Mazara. “A morte il tiranno Messina Denaro” si leggeva qualche anno fa nella parete frontale. Mentre su quella laterale, una scritta di segno opposto, forse risalente al 1991: “Abbasso Samarcanda vigliacca traditrice assassina di mafia”.
Scritte coperte qualche giorno fa, che non si leggono più.
Mai cancellata invece l’effigie di Matteo Messina Denaro, di colore bianco, presente sulla stessa cabina dal 2013.
A sinistra di quella porta arrugginita c’è infatti ancora il viso stilizzato del capomafia di Castelvetrano, comparso prima di quel messaggio con vernice rossa che ne auspicava la morte.
Effigie accompagnata da una scritta: “Hichem Re”.
Nel gennaio del 2013, Angelo Greco, ritenuto dagli investigatori un uomo d’onore vicinissimo al super latitante, nel tentativo di tutelare l’immagine del boss fa cancellare quella scritta rossa che ne augurava la morte. I carabinieri del Ros lo intercettano nell’operazione antimafia Annozero (in cui verrà arrestato) mentre, parcheggiato nei pressi della cabina, dà indicazioni al suo collaboratore, pronto a dare un colpo di clacson nel caso fosse arrivato qualcuno.
Un lavoro non fatto proprio benissimo, dal momento che la scritta, anche se pasticciata, si leggeva ancora.
Da qualche giorno qualcuno ha provveduto a cancellarla, come si diceva, con della vernice blu.
La faccia del boss invece è ancora lì. E alla base del collo si nota una vecchia colatura di vernice, che oggi sembra bianca, ma che nel 2013 era rossa, la stessa usata per la scritta “A morte il tiranno Messina Denaro”. In quell’occasione l’anonimo writer evidentemente aveva spruzzato un po’ di colore per rendere l’effetto decapitazione.
Difficile dire se questo particolare sia sfuggito ad Angelo Creco, che ha agito soltanto sulla scritta, oppure sia stata una scelta precisa volta a non “sfregiare” ulteriormente la faccia del capomafia nel tentativo di cancellare quel rosso sotto al collo.
Oggi, almeno per il momento, sembra che la vernice blu abbia coperto la scritta ed il “censore”, già che c’era, ha cancellato anche la frase su “Samarcanda assassina di mafia”, che era ricomparsa ormai da decenni sull’altra parete della cabina.
“Samarcanda”, era una trasmissione televisiva condotta da Michele Santoro tra gli anni ’80 e ’90 che, nel ’91 andò in onda insieme al Maurizio Costanzo Show. Tra gli ospiti c’era anche Giovanni Falcone quando, dal pubblico, Totò Cuffaro era intervenuto dicendo che trasmissioni come quella infangavano la Sicilia e facevano “più danni di dieci anni di omicidi mafiosi”.
Egidio Morici
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