A Castelvetrano c’è qualcosa che non va.
E non è il numero ufficiale di positivi al Covid, arrivato ad 86, in base all’ultima comunicazione dell’Asp di Trapani.
Si tratta invece dei nuovi 43 positivi venuti fuori dallo scorso fine settimana di screening gratuito per il mondo della scuola superiore. Positivi ad un tampone rapido, subito sottoposti a quello molecolare, i cui esiti non sono rientrati negli 86 dell’ultimo bollettino.
I risultati di questo screening non sono però rassicuranti, dal momento che il rapporto tra positivi e numero di tamponi effettuati è il più alto dell’intera provincia di Trapani. Un rapporto che si è attestato al 3,09%, quasi il doppio del valore medio (1,76%).
Aggravato dalla circostanza che a Castelvetrano sono stati fatti meno tamponi rispetto a tutti gli altri comuni della provincia. Per essere più chiari, a Marsala sono stati fatti 2.193 tamponi e sono venuti fuori 10 positivi. Mentre a Castelvetrano, su 1.293 tamponi i positivi sono stati 43.
Difficile dire, al momento, se questo possa essere stato l’effetto indiretto del sospetto focolaio in una nota azienda di cui avevamo parlato lunedì scorso.
Anche su questo punto sembra che ci sia qualcosa che non va.
E’ come se tra l’Ufficio Igiene della città ed il sindaco Enzo Alfano non ci sia una buona comunicazione. Soprattutto quando si tratta di identificare un focolaio. L’impressione è che Alfano insegua un’istituzione che fa fatica ad attivarsi nel più breve tempo possibile.
Ieri, ha finalmente ricevuto risposta alla sua pec inviata domenica, in cui chiedeva all’Asp locale una relazione urgente presso l’azienda in questione, previo sopralluogo.
L’Asp ha risposto con una nota articolata, ma senza comunicare l’intenzione di fare un sopralluogo o di fornire elementi utili per eventuali misure da parte del primo cittadino a tutela della salute pubblica. Nella nota, alla fine viene scritto che l’azienda avrebbe assicurato telefonicamente che tutti coloro che al momento vi lavorano non sono positivi al Covid.
Il sindaco Alfano ha quindi reiterato la richiesta di un sopralluogo urgente, in modo da capire chi e quanti siano i positivi, dove lavoravano di preciso, e soprattutto con chi stavano a stretto contatto.
Infatti, pur se negativi ad un tampone recente, le persone che hanno lavorato accanto ad un positivo dovrebbero seguire una quarantena obbligatoria e non certo continuare a presentarsi al lavoro, perché la positività potrebbe manifestarsi anche dopo una settimana.
Domande che forse avrebbe dovuto fare lo stesso Ufficio Igiene dell’Asp, così come accaduto (anche se in ritardo) per il focolaio Keidea.
Al momento in cui scriviamo la situazione sembra essere ancora in stallo.
Situazioni di questo tipo ci fanno intuire come il Covid non sia più percepito come un problema collettivo, ma di contagio del singolo.
E’ come se, più che dal virus, ci si difendesse dalle chiusure o dai ridimensionamenti aziendali.
Probabile risultato della polarizzazione tra il primato della difesa economica e quello della difesa sanitaria.
Egidio Morici