Cinque anni dall'omicidio di Giulio Regeni. Un mistero senza verità e giustizia
Nove giorni. Cinque anni fa, passano nove giorni, dal 25 gennaio al 3 febbaio 2016, dalla notizia di rapimento al ritrovamento a Il Cairo del corpo senza vita di Giulio Regeni, ricercatore italiano di Cambridge.
"Veniva sequestato e poi brutalmente torturato e ucciso dalle forze di sicurezza egiziane": queste le dure parole di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. Una testimonianza importante, perché sottolinea la posizione dell'intera UE contro il silenzio delle istituzioni egiziane del governo di al-Sisi, che non si sono mai rese disponibili a chiarire l'accaduto.
A dicembre 2020, la Procura della Repubblica di Roma chiude le indagini preliminari rinviando a giudizio quattro ufficiali dei servizi segreti egiziani per sequestro di persona, lesioni personali gravissime e omicidio. Da sempre tutt'e quattro gli ufficiali sono irreperibili e irrintracciabili.
Il 25 gennaio, 5 anni fa, #GiulioRegeni veniva sequestrato e poi brutalmente torturato e ucciso dalle forze di sicurezza egiziane.
Un sentito grazie alla magistratura italiana per l'importante lavoro svolto. Non ci stancheremo mai di chiedere giustizia.
Sempre a dicembre un'accesa polemica ha occupato i media per giorni.
Il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, ha consegnato ad al-Sisi la più alta onorificenza francese, la Legion d'Onore. Questo gesto ha suscitato forte indignazione e molti intellettuali italiani che avevano ricevuto la Legion d'Onore (primo fra tutti è stato Corrado Augias) hanno ritenuto opportuno riconsegnare l'onorificenza francese, in segno di protesta non solo nei confronti del governo egiziano, che continua a celare la verità sull'omicidio Regeni, ma anche dell'ipocrisia del governo francese.
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