Mafia dell’ortofrutta. Confermata condanna a tre anni di carcere ai fratelli Sfraga
“Hanno bocciato la Cassazione”. E’ stato questo il commento dell’avvocato Diego Tranchida subito dopo la conferma, da parte della Corte d’appello di Napoli, delle condanne a tre anni di carcere ciascuno inflitte, per “illecita concorrenza con minaccia o violenza”, ai fratelli marsalesi fratelli Antonio e Massimo Sfraga, di 54 e 47 anni.
I due rimasero coinvolti nell’indagine sulla “mafia nel trasporto dell’ortofrutta”, condotta dalla Dia di Roma e dalla Squadra mobile di Caserta e che il 10 maggio 2010 consentì, con 68 arresti, lo smantellamento di un “asse criminale” camorra-mafia che, secondo l’accusa, imponeva il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli.
La sentenza appena emessa è l’appello bis ordinato poco più di cinque anni fa dalla Cassazione, che annullò le condanne e rinviò a diversa sezione di Corte d’appello di Napoli.
Il risultato, però, per gli Sfraga, grossisti dell’ortofrutta nel versante sud marsalese (zona Strasatti-Petrosino), non è cambiato. Per l’accusa, i due commercianti sarebbero stati, nel settore, il trait d’union tra la camorra e Cosa Nostra. Garantendo il monopolio del trasporto verso Fondi (Lt) e altri mercati meridionali a ditte del clan casertano
. Tra gli altri personaggi alla sbarra, anche Costantino Pagano, Luigi Terracciano, Domenico Menna, Salvatore Frontoso, Carlo Del Vecchio, gestori della ‘’Paganese Trasporti snc’’, referenti del clan camorrista dei Casalesi per il trasporto su gomma del settore ortofrutticolo, i catanesi Giuseppe e Vincenzo Ercolano, Nunzio Di Bella, Nunzio Scibilia, Orazio Fichera, elementi di riferimento del clan mafioso Ercolano-Santapaola, nonché Giuseppe Antonio Domicoli e Biagio Cocchiaro, referenti del ‘’clan Madonia’’, famiglia Rinzivillo, di Gela.
L’organizzazione avrebbe “condizionato il libero mercato con atti di violenza, minaccia e intimidazione tipici delle organizzazioni di stampo mafioso”.
A difendere i fratelli Sfraga sono gli avvocati Diego Tranchida, Raffaele Bonsignore e Gustavo Pansini. A fine ottobre 2015, la Cassazione annullò la sentenza del primo processo d’appello accogliendo la richiesta della difesa.
Ad essere “cassata”, per un nuovo processo, fu la sentenza con cui, il 7 gennaio 2014, i giudici d’appello napoletani (V sezione) avevano confermato la condanna a tre anni di carcere ciascuno inflitta, il 27 gennaio 2012, dal gup campano Alberto Cairo. Antonio e Massimo Sfraga, ex ras locali nel settore del trasporto dell’ortofrutta verso i mercati campani e laziali, furono condannati insieme ad altre trenta persone.
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