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07/06/2021 06:00:00

Nino Papania: "No al grande centro per le Regionali. E sulla sanità dico che ..."

 Senatore Nino Papania, è una politica strana quella che si sta dispiegando per le regionali del 2022 e in molti parlano di modello Draghi anche per la Sicilia. Lei che ne pensa?

Guardi, la politica non è mai strana, bisogna saperla leggere e non è semplice. I movimenti e le scelte che avvengono a Roma non possono essere aderenti per ogni situazione, bisogna fare i conti con le territorialità, con le espressioni politiche, con i percorsi. Replicare non è sempre una buona cosa, tenuto conto che però a Roma non si poteva fare altro che intraprendere proprio la strada dell’unità nazionale.

Quali scenari allora per la Regione?

Credo che sia ancora presto per delinearli con esattezza, c’è certamente un centrodestra che ha indicato una direzione che è quella della coalizione unita, anche il nazionale ha evidenziato questa necessità, c’è l’MNA che ha saputo nel tempo essere interprete degli umori dei siciliani e dunque anche per il Movimento la linea è quella.

Musumeci bis?

Non si ragiona mai sui nomi così, non è una tombola o un risiko. Gli incontri tra i maggiori esponenti dei vari partiti è già iniziato, Musumeci ha lavorato bene e il giudizio non può che essere positivo, al netto del fatto che ci sono stati due anni di pandemia che hanno bloccato molti aspetti e che hanno visto lavorare il governo regionale sotto pressione e anche in emergenza. Criticare è facile è difficile amministrare una Regione che sconta decenni di problemi mai affrontati davvero.
La coalizione saprà, alla luce dei programmi e anche delle prospettive, indicare il nome in corsa per le prossime regionali.

Cosa pensa di questo Grande Centro?

Alle antiche mura si mangia bene, io non gradisco i paccheri.

E’ una polemica?

No, è la verità. Lei mangia qualcosa che non le piace? Ci si può ritrovare anche con altri commensali e magari scegliere insieme i piatti. Vede, la politica non può mai essere somma di singoli esponenti e in ogni caso a quel tavolo mancavoan  i partiti.

La pensa come Gianfranco Miccichè?

Sono un po' più sobrio, ma la simpatia e schiettezza di Miccichè batte anche me. Ad ogni modo non è tempo di un centro autonomo ma di uno schieramento di centrodestra o centrosinistra.

Ruggero Razza è tornato in sella all’assessorato alla Salute, le polemiche sono state tante, lei ha apprezzato. Non avrebbe fatto bene a non rientrare?

Io dico che avrebbe fatto bene a non dimettersi tre mesi fa, che avrebbe dovuto spiegare le ragioni di quanto trascritto anche dalla stampa, ma non lasciare. Se il metro per ognuno che fa politica è l’essere raggiunto da una indagine, molti dei politici regionali e nazionali dovrebbero lasciare il posto. Così come credo che ognuno di noi debba essere libero di poter esprimere la propria opinione, la libertà è cara a molti ma non quella degli altri.

Ma la sanità siciliana non gode di una buona salute…

Non è vero, si punta sempre il dito contro le magagne ed è pure giusto farlo perché in ballo c’è la vita delle persone. Razza ha reso operativa una rete ospedaliera che era solo sulla carta, ha affrontato una pandemia montando e smontando reparti, ci sono state tante assunzioni.
Certo, poi c’è il lato oscuro di una sanità che ha le lunghe file al Pronto Soccorso ma la questione non nasce oggi e si porta avanti da decenni, la carenza dei medici non dipende dall’assessore ma dai concorsi che vanno deserti. E’ essenziale che si riveda tutto l’accesso alle carriere di specializzazione, altrimenti noi continueremo ad avere dei medici molto anziani e gli ospedali vuoti di camici bianchi.

Il pasticcio del padiglione delle malattie infettive resta irrisolto e gli ospedali della provincia sono in affanno, i marsalesi chiedono che il nosocomio cittadino torni alla sua operatività. Non pensa sia ora?

Io penso che i cittadini abbiano diritto ad una sanità efficiente e ad una adeguata prestazione alle cure mediche, le polemiche create ad arte servono solo per mescolare le carte ma non portano alcun risultato sul territorio. Sul padiglione si è scritto e detto tanto, il problema non è ancora del tutto risolto, hanno indicato una data di fine lavori e bisognerà attendere quella, nel frattempo se ci sono responsabilità è ovvio che andranno appurate. Marsala è stata una città molto generosa, ha pagato un prezzo alto ed è giusto che alla popolazione adesso non venga chiesto più altro sacrificio. Il Commissario Zappalà ed il suo team, pur tra mille difficoltà, lavorano con grande impegno ed hanno necessità di proposte serene, non di guerriglie.