06/09/2021 06:00:00

Come cambia il reddito di cittadinanza. Stop a centri per l'impiego e navigator

Il Reddito di cittadinanza cambia, è inserito nell’agenda autunnale del governo Draghi ed è ormai chiaro che a breve cambierà. Il provvedimento, partorito dai 5 Stelle, è difeso da Conte, che è pronto a difendere la misura, ma allo stesso tempo c’è chi, invece, vorrebbe modificarlo sia nel centrodestra sia nel centrosinistra. Qualcuno, invece, vorrebbe addirittura abolirlo come Matteo Renzi che, per questo, prospetta un referendum da sottoporre ai cittadini.

Il flop  - Nell’anno in corso il reddito è andato a più di 1 milione e mezzo di famiglie, e secondo i dati Istat aggiornati al mese luglio – gli stessi numeri parlano di ben 3 milioni di individui beneficiari. Ma il reddito di cittadinanza, pur essendo nella maggior parte dei casi un aiuto concreto a quelle famiglie che non possono contare su un reddito da lavoro, bisogna dire che per i risultati che prospettava, è in generale un mezzo flop, dato che la possibilità che molti beneficiari potessero poi trovare un lavoro, non si è quasi mai verificata, ma anche per il fatto che viene percepito da gente che lavora in nero, o da chi invece non ha i requisiti, tra questi molti condannati anche per reati gravi di associazione mafiosa,  e comunque con tanti che dichiarano il falso.

Lavori socialmente utili mai iniziati - I percettori del reddito dovrebbero poter svolgere dei lavori socialmente utili nei comuni di residenza, ma qui sono proprio i Comuni che non riescono ad attivare questi servizi. In provincia di Trapani, ad esempio, solo pochissimi comuni hanno portato avanti questi progetti.

Agenzie private al posto dei centri per l'impego - Con la riforma del Rdc il governo vuole coinvolgere le agenzie di reclutamento private nella ricerca del lavoro per i percettori. Cosi facendo si fermeranno i centri per l’impiego. Dato che 750 mila percettori non hanno ancora sottoscritto i patti per il lavoro e iniziato a cercare un impiego: secondo i dati diffusi dall’Anpal a luglio. E intende anche tracciare le offerte di lavoro (tramite il sistema della mail, del messaggio su Whatsapp o dell’sms) per risolvere il problema dei rifiuti e far valere la regola della perdita del sussidio dopo i tre no. Quest’estate è, infatti, scoppiato l’allarme per l’assenza di lavoratori stagionali. Il settore del turismo e della ristorazione hanno puntato il dito proprio contro il reddito, accusandolo di disincentivare i percettori ad accettare i lavori a disposizione. Questo è uno dei motivi che sta spingendo il governo a muoversi.

Chi rifiuterà per tre volte l'impiego perderà il sussidio - E tra le possibili riforme, ci potrebbe essere anche l’accorciamento da tre a due mesi della durata dei contratti che non si possono rifiutare. Tra le proposte di riforma c’è anche l’obbligo di tracciare tutte le offerte di lavoro. Chi rifiuterà per tre volte l’impiego, perderà il sussidio. Non solo, dovranno essere corretti i parametri in base ai quali vengono stabiliti gli importi da assegnare, perché le famiglie risultano svantaggiare rispetto ai single. E anche il requisito dei dieci anni di residenza per gli immigrati extracomunitari potrebbe essere ridotto.

Che fine hanno fatto e cosa fanno i navigator - Altro aspetto negativo che riguarda il reddito di cittadinanza è la figura del navigator. Chi si ricorda di loro, e cosa hanno fatto fino ad oggi? Domande che rimangono senza risposta.
L’unica cosa sicura è che i quasi tremila navigator, figura di esperto, scelta per accompagnare i percettori del Reddito di cittadinanza e selezionare le offerte di lavoro per favorire un rientro sul mercato, non hanno prodotto i risultati sperati ed appaiono oggi come una figura ridondante rispetto ai Centri per l’impiego. Ecco perché il Premier Draghi vorrebbe eliminarli, ricollocandoli altrove.

La sottosegretaria al Lavoro Nisini - «C’è bisogno di creare quanto prima una sinergia tra pubblico e privato che ancora manca. Al momento il Reddito di cittadinanza è strutturato affinché le offerte di lavoro provengano dai centri per l’impiego, ma quando si scorrono i dati si scopre che questi ultimi statisticamente offrono il 4% delle opportunità lavorative l’anno. Esiste, quindi, un 96% di opportunità lavorative gestite dal mondo privato attraverso le agenzie per il lavoro al quale bisogna attingere», dice la sottosegretaria al Lavoro Tiziana Nisini al Messaggero. «Al momento, per come è strutturato il sistema, un lavoratore può voltare le spalle anche a 100 offerte di lavoro senza che nessuno se ne accorga. Lavoriamo perciò a una banca dati nazionale per avere un quadro completo delle domande e delle offerte di lavoro», aggiunge la senatrice della Lega.
 



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