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12/12/2021 06:00:00

Secondo la Regione l’insularità siciliana costa 6,23 miliardi di euro l’anno

Il costo dell’insularità per la Sicilia equivarrebbe a circa 6,23 miliardi di euro l’anno, pari al 7,0 per cento del PIL regionale (a valori correnti dell’anno 2018). Il numero è frutto dello studio: ‘Stima dei costi dell’insularità per la Sicilia’ che rappresenta “uno strumento di negoziazione tra Stato e Regione” ed è stato pensato, principalmente, per chiedere soldi allo Stato italiano. È questo il succo del report – stilato a Maggio scorso, secondo il volere dell’assessore all’Economia e vicepresidente della Regione Sicilia, Gaetano Armao – ma c’è anche della polpa ulteriore da analizzare.


LA COMMISSIONE PARITETICA STATO-REGIONE – In attuazione del principio di leale collaborazione una nuova previsione normativa già entrata in vigore ha stabilito “che entro il 30 giugno 2021 – si legge nelle premesse dello studio – la ‘Commissione paritetica per l'attuazione dello statuto della Regione siciliana’, avvalendosi degli studi e delle analisi di amministrazioni ed enti statali e di quelli elaborati dalla medesima Regione, debba elaborare: ‘stime economiche e finanziarie sulla condizione di insularità della medesima Regione’ (l. 30 dicembre 2020, n. 178, art.. 1, comma 690)”. Tutto ciò attribuisce allo studio una diversa prospettiva, trasformandolo in uno strumento di negoziazione tra Stato e Regione.

LE MISURE COMPENSATIVE – “Al fine di individuare le necessarie misure compensative rispetto a questa grave forma di disagio – si legge nello studio voluto dalla Regione – la questione della condizione economica e sociale determinata dalla condizione di insularità e sul ruolo che essa può assumere nello sviluppo e crescita di una regione o di un territorio (…)” necessita di avvalersi di “studi, metodi e stime quantitative dell’impatto della condizione insulare di una regione come la Sicilia, anche sulla scorta di un confronto con le Istituzioni europee”.


CONCLUSIONI – “L’insularità intesa come discontinuità territoriale – si legge nel report ‘Stima dei costi dell’insularità per la Sicilia’ – determina delle ulteriori criticità di natura economica, trasportistica, ambientale, sociale e demografica che generano un oggettivo svantaggio rispetto ai territori continentali come rilevato nella vasta letteratura di riferimento. A fronte di una crescente attenzione sia a livello nazionale e sia a livello europeo su questo tema, pochi sono i lavori di matrice economica che danno risultati idonei a indirizzare le azioni di policy (un insieme di azioni ma anche di non azioni, poste in essere da soggetti di carattere pubblico e privato, in qualche modo correlate ad un problema collettivo n. d. a.). Eppure, i dati sui divari al fine di identificare il disagio e il gap dovuto all’insularità restituiscono una fotografia allarmante: squilibri occupazionali, popolazione a rischio povertà, costi per i trasporti e disagi infrastrutturali, diffusa marginalità e una ridotta internazionalizzazione e decisa sperequazione infrastrutturale. Ciò, sotto il profilo politico, dovrebbe condurre non ad una semplice rivendicazione economica, quanto piuttosto (accanto ad essa) alla definizione di una specifica finalizzazione delle risorse rivendicate per priorità di intervento”.

NON SOLO SVANTAGGI – “I vantaggi competitivi dell’isola, infatti, non sono pochi: porta meridionale dell’Europa; grande biodiversità; giorni di sole in un anno; ricchezza di beni culturali. Molti di questi vantaggi le derivano dalla sua storia e dalla sua geografia. I costi dell’insularità sono anche tutte le occasioni perdute su cui occorre in ugual modo puntare per riequilibrare i rapporti tra centro e periferia. Questi fattori – si legge sempre nella sezione ‘conclusioni’ dello studio – sono stati misurati (…) in serie storica e riferite agli ultimi venti anni per tutte le regioni italiane e, a seguito dell’applicazione di un modello regressivo, è stata ottenuta una stima econometrica che quantifica il costo dell’insularità per la Sicilia in circa 6,23 miliardi di euro l’anno pari al 7,0 per cento del PIL regionale (a valori correnti dell’anno 2018)”.

E, OVVIAMENTE IL PONTE SULLO STRETTO – Lo studio non lo chiama col suo nome ma “attraversamento stabile”, “sistema di collegamento stabile dello Stretto di Messina”, quasi vi fosse una sorta di vergogna a chiamarlo per ciò che è: ponte sullo stretto. “Occorre, infine – in chiusura dello studio: ‘Stima dei costi dell’insularità per la Sicilia’ – considerare che la Sicilia è una regione con oltre 4,9 milioni di abitanti che necessita, come dimostrato, di una più ampia e articolata connessione con il resto d’Italia e dell’Europa Unita, ad oggi mortificata dalla scarsa qualità delle infrastrutture di collegamento, tra le quali si deve annoverare la mancanza di un attraversamento stabile dello Stretto di Messina. Anche per tali motivi, negli ultimi venti anni si è aggravato il divario socio-economico della Sicilia rispetto alla media del Paese, e alle altre regioni del Mezzogiorno. Indubbiamente, la creazione di un sistema di collegamento stabile dello Stretto di Messina e la conseguente realizzazione di una rete di collegamenti stradali e ferroviari interni al Mezzogiorno, aumenterebbe la connettività interregionale, incrementando il mercato interno e infine riducendo effetti negativi dell’insularità e lo storico divario socio-economico strutturale dell’Isola.

I RICERCATORI – L’attività di ricerca e i suoi esiti, confluiti nel presente documento, sono stati curati dal Nucleo di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici (NVVIP) della Regione Siciliana, Presidenza della Regione - Dipartimento della Programmazione (Alberto Dolce, Rosario Milazzo e Domenico Spampinato) e dal Servizio Statistica ed Analisi Economica dell’Assessorato all’Economia della Regione Siciliana con il supporto dell’Istituto di Ricerca Prometeia. Il documento completato – che apprezzato dalla Giunta regionale viene simbolicamente pubblicato il 15 maggio scorso, giorno di celebrazione dell’Autonomia siciliana – è stato trasmesso alla Commissione paritetica per gli adempimenti di competenza.

Alessandro Accardo Palumbo
www.facebook.com/AlessandroAccardoPalumbo